Disabilità e autonomia: una sfida educativa che si realizza attraverso il lavoro

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Recentemente la nota trasmissione televisiva “Le Iene” ha portato alla ribalta della cronaca un tema molto importante che riguarda l’inserimento lavorativo delle persone disabili, mettendo in risalto un aspetto molto importante del processo evolutivo dello sviluppo umano: la conquista dell’indipendenza. A Brescia, infatti, la cooperativa sociale Big Bang ha reso possibile l’apertura di un locale polifunzionale che, applicando concretamente le attuali linee normative, permette ad alcuni ragazzi con la sindrome di Down di realizzare un sogno.

Alessandro, Gabriele, Simone, Micol, dopo aver effettuato un corso professionale presso un istituto alberghiero, hanno imparato a svolgere i mestieri più antichi del mondo muovendo così i primi passi verso l’autonomia.

L’autonomia è l’espressione più concreta dello sviluppo umano. Essa si identifica con il bisogno di indipendenza che, proprio nei soggetti disabili, implica un confronto continuo con i propri limiti e le proprie potenzialità. Ma come possono i disabili realizzare l’autonomia? Lo strumento fondamentale è il lavoro. È proprio il lavoro, la necessità di essere socialmente utili e produttivi che concretizza lo status di indipendenza. L’esperienza concreta e pratica del lavoro oltre a sviluppare capacità e incrementare potenzialità preesistenti, determina lo sviluppo della fiducia e dell’autodeterminazione. È una delle regole più importanti dell’apprendimento. Attraverso il fare il soggetto esprime se stesso, integra nuove conoscenze, le assimila nel suo modo di comportarsi e si prepara a confrontarsi con il mondo reale.

Il diritto di lavorare delle persone disabili affonda le proprie radici nel concetto stesso di dignità umana, intesa come appartenenza comune e diritto di essere riconosciuto per le proprie differenze e specificità. Certamente è molto difficile rispettare questo principio pedagogico in un’epoca in cui, il sistema economico e produttivo, segue logiche di organizzazione basate sulla flessibilità e sul cambiamento. Spesso il disabile è stato considerato come soggetto non occupabile, capace di rallentare anche il ritmo produttivo. Ma a partire dagli anni ‘60 vi è stato un cambiamento culturale che ha avuto importi ricadute in ambito legislativo.

Gli interventi sono stati molteplici. Tra le leggi più rilevanti dobbiamo mettere in evidenza le seguenti normative:
  • la legge 482/68 che disciplina le assunzioni obbligatorie dei disabili presso le pubbliche Amministrazioni e le aziende private;
  • la legge 381/91 che disciplina le cooperative sociali, incoraggiando la costituzione di cooperative di tipo B finalizzate a creare contesti adatti per l’inserimento lavorativo dei disabili;
  • la legge 104/92 che ha introdotto il principio secondo il quale il soggetto viene valutato secondo le concrete capacità lavorative e relazionali;
  • la legge 68/99 introduce norme per il diritto al lavoro dei disabili attraverso l’istituzione di comitati tecnici che valutano le capacità del lavoratore disabile e individuano percorsi formativi per l’inserimento.

Nonostante il riconoscimento del diritto al lavoro per i soggetti disabili, in Italia mancano le condizioni necessarie che permettano di effettuare l’assunzione di un numero elevato di disabili sia a causa dei costi per l’adattamento sul luogo di lavoro, sia a causa della crisi economica che spinge molte aziende a chiedere la sospensione dell’obbligo dell’assunzione. Recenti inchieste hanno evidenziato che il numero delle persone con disabilità è in continuo aumento. Una popolazione silenziosa, nascosta dentro le mura domestiche, è costretta all’isolamento poiché non possiede la concreta possibilità di poter decidere autonomamente della propria vita. Il cambiamento culturale non è stato sufficiente a garantire l’effettiva inclusione dei soggetti disabili. Bisogna individuare le zone d’ombra e realizzare interventi finalizzati a migliorare la qualità e la quantità delle aree destinate ai disabili. La sfida è complessa. È necessario adottare la prospettiva pedagogica dell’inclusione, applicare strategie e metodologie individualizzate ponendo al centro il soggetto e i suoi bisogni.

L’esempio più concreto in questo senso è dato dalla nota docufiction “Hotel 6 Stelle”. Il programma televisivo racconta le esperienze lavorative di sei ragazzi con sindrome Down in un noto resort della Sardegna, dimostrando il modo in cui è possibile superare la propria condizione di handicap attraverso la valorizzazione delle capacità del soggetto. Affidata soprattutto agli educatori, l’inclusione dei soggetti è inserita perfettamente nella logica pedagogica dell’apprendimento continuo. Diventare autonomi attraverso il lavoro per i soggetti disabili non significa solamente imparare un mestiere oppure svolgere determinate mansioni, ma è un processo molto più articolato e complesso che implica prima di tutto la necessità di imparare ad essere attraverso l’apprendimento di nuovi stili cognitivi, affettivi e relazionali.

Angela Pellino12443087_10207538768925181_2125404970_n

Info

 

 

 

Bibliografia

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Demetrio D., L’età adulta, Teorie dell’identità e pedagogie dello sviluppo, La Nuova Italia, Roma, 1990.

Demetrio D., Fabbri D., Gherardi S., Apprendere nelle organizzazioni, Proposte di crescita cognitiva nell’età adulta, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1994.

De Nicolò M., Handicap oltre l’obbligo: tra scuola e lavoro, Laterza Litostampa, Bari, 1989.

Goussot A., (a cura di), Il disabile adulto: anche i disabili diventano adulti e invecchiano, Litografia Titanlito, s.a. Dogana, 2009.

Sitografia

http://www.gamberorosso.it/it/news/1024065-apre-a-brescia-21-grammi-e-tutti-i-dipendenti-sono-affetti-dalla-sindrome-di-down

http://www.today.it/citta/brescia-21-grammi-viale-italia.html

http://www.iene.mediaset.it/puntate/2016/04/17/cizco-21-grammi_10289.shtml

inchieste.repubblica.it›2014/12/01›news

http://www.hotel6stelle.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-25d38113-48ee-42d7-893a-730b4c4b2ff3.html?refresh_ce

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