Perché la vita dopo i 25 anni è così complicata?

I nati tra il 1980 e il 1999 hanno ricevuto numerosi soprannomi, tra cui: “Millennials”, “Generazione Y”, “Generation Next”, “Net Generation”, “Adultescents” e “Quarter-lifers” (Rasmussen, 2009). I Millennials, verso i 25 anni, iniziano a interfacciarsi con il mondo dell’età adulta, lasciandosi alle spalle l’adolescenza e affrontando scelte e cambiamenti decisivi per la loro vita. Tale passaggio, tuttavia, non è lineare e automatico come lo è potuto essere per le generazioni precedenti (Bustle, 2017). Sono numerose infatti le sfide con cui i giovani Millennials devono confrontarsi.

Gli obiettivi che si prefiggono sono più complessi da raggiungere, basti pensare alla crisi economica e la conseguente minore offerta lavorativa, la crisi immobiliare e le maggiori difficoltà nell’acquisto della prima casa e la precarietà lavorativa che spesso impedisce di scegliere davvero il proprio lavoro e spinge più che altro ad adattarsi a ciò che è disponibile.

Nel mondo contemporaneo, inoltre, ci sono troppe scelte o almeno questa è la percezione si può avere. Tutto sembra possibile e ciò che diviene complicato non è più raggiungere l’obiettivo ma decidere quale porsi.
Se per le generazioni precedenti il destino poteva sembrare già scritto a soli 25 anni (con l’eventuale frustrazione e senso di impotenza che ne poteva derivare), oggi viene dato il messaggio che ognuno può essere e fare qualsiasi cosa desidera. Ma cosa fare? Chi essere? Le numerose (pressoché infinite) scelte ci portano ovviamente alla libertà, ma questa è una libertà talmente vasta che si può tramutare in immobilità, in paura e impossibilità di scegliere (Arnett, 2000). Al giorno d’oggi, infine, è pressoché impossibile non paragonarsi con l’altro-da-sé dato l’uso imperante che si fa dei social-media. Attraverso gli schermi vengono presentate vite ideali di personaggi più o meno famosi e di successo che sembrano essere sempre più vicini alla propria realtà dato che, proprio grazie agli stessi social, potremmo comunicare con loro.

La teoria psicologica della crisi del quarto di vita

La crisi del quarto di vita è un processo, suddiviso in 4 fasi, che interessa chi transita dalla tarda adolescenza alla giovane età adulta. Tale processo può essere caratterizzato da vissuti psicologici negativi come ansia, depressione e panico (Robinson, Stell, 2015). Le fasi che lo compongono sono:

  • Chiusi dentro: in questa fase può essere presente un senso di impotenza e asfissia, proprio come se ci si sentisse in trappola. La trappola metaforica può riferirsi a una relazione, una carriera, un lavoro, gruppo di amici, a propria identità o ruolo ecc. In questa fase sono presenti i dubbi ma la prospettiva di cambiamento sembra troppo lontana e impossibile.
  • Separazione e Time-Out: le persone iniziano a prender del tempo per sé e a separarsi dalla realtà che ha generato il senso di oppressione. In questa fase la possibilità del cambiamento assume forma e viene presa in considerazione.
  • Esplorazione: le persone iniziano attivamente a guardarsi intorno e prendere in considerazione il cambiamento (interrompere la relazione, cambiare lavoro ecc.).
  • Ricostruzione: l’ultima fase è in cui la giovane persona può finalmente (ri)iniziare a costruire il proprio futuro e destino (Robinson, Smith, 2010).

In ognuna di queste fasi vengono interessate diverse aree psicologiche della persona tra cui l’area relazionale, identitaria e motivazionale.

Come superare la crisi del quarto di secolo

Lo stesso Oliver Robinson, autore di numerosi articoli sul tema, ha collaborato con la rivista online “The imperfect Life” per stilare una breve guida su come far fronte la crisi del quarto di secolo.

I consigli dell’autore possono essere sintetizzati in 5 punti:

  1. Metti a fuoco cosa manca nella tua vita e cosa invece porta con sé positività e significato.
  2. Aiutati a conoscerti e scoprire cosa ti piace e non ti piace fare e come vuoi e non vuoi essere
  3. Aiutati a trovare prospettiva nella vita, pensa a cosa sei capace di fare e credi in te stesso
  4. Impegnati in attività stimolanti e positive
  5. Apriti alle possibilità, comunica il tuo malessere con amici e familiari ed eventualmente rivolgiti a professionisti che possano aiutarti.

Prendiamoci del tempo, dunque e riflettiamo su cosa stia accadendo della nostra vita. Distinguiamo cosa ci porta alle preoccupazioni e cosa ai pensieri positivi. Diamoci tempo per capire cosa ci piace e cosa non ci piace, cosa sappiamo e non sappiamo fare. Impegnamoci in attività stimolanti, e relazioni positivi. Parliamo delle nostre difficoltà ad amici e familiari e, soprattutto, prendiamo in considerazione il cambiamento.

 

Manuela Anna Pinducciu

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Bibliografia

Arnett, J. J. (2000). Emerging adulthood: A theory of development from the late teens through the twenties. American Psychologist, 55, 469-480.

Robinson, O.C. & Smith, J.A. (2008). Individual crisis episodes and cultural transition: Finding the macrocosm in the microcosm. 6 th International Conference on the Dialogical Self, Queens College, Cambridge University.

Robinson, O.C., & Smith, J. A. (2010). The stormy search for self in early adulthood: Developmental crisis and the dissolution of dysfunctional personae. The Humanistic Psychologist, 38, 120-145.

Robinson, O. C. and Stell, A. J. (2015) Later-life crisis: Towards a holistic model. In: Journal of Adult Development. Springer US. pp. 38-49.

Sitografia

Thorpe, J.R,(2017), What a quarter life crisis looks like for young millennials today, Bustle. https://www.bustle.com/p/what-a-quarter-life-crisis-looks-like-for-young-millennials-today-2308515

Robinson, O., Your Quarter Life Cirisis Guide, The imperfect Life https://www1.firstdirect.com/1/PA_esf-ca-app-content/content/content_static/pdf/guide_%20web.pdf

Rasmussen, J. (2009). Lives Overpromised, The transition to adulthood and the quarter life crisis https://mro.massey.ac.nz/bitstream/handle/10179/11021/01_front.pdf?sequence=1&isAllowed=y – ‘

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