Grembiule a scuola: stop alle disuguaglianze o spinta all’omologazione?

È ormai da mesi che il tema della reintroduzione dell’obbligo dell’utilizzo del grembiule o dell’uniforme scolastica presso gli istituti italiani di ogni ordine e grado, anima il dibattito nazionale. L’ipotesi ha trovato ampio eco nell’opinione pubblica odierna, ma non appare per nulla nuova. La proposta infatti era già stata avanzata nel 2008, in pieno clima di riforma scolastica: tra le mozioni presentate alla Camera dei Deputati appariva, per l’appunto, il ritorno all’utilizzo del grembiule a scuola adducendo tali spiegazioni: “È una proposta da prendere in considerazione, le motivazioni sottese sono convincenti, e non solo per un fatto di ordine ma  anche di uguaglianza sociale tra i ragazzi fin dalla giovanissima età”.(https://www.tuttoscuola.com/-s-al-grembiule-nelle-scuole/)          

Le motivazioni che sostengono il progetto sono rimaste immutate rispetto a dieci anni fa; ancora in un’intervista rilasciata al Tg2 Italia, viene spiegato infatti che rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità. Rimetterlo sarebbe infatti un’occasione di parità e si eviterebbero differenze sociali tra chi indossa “felpe da 400 euro” e chi invece “golfini da 20 euro”. (http://www.today.it/scuola/grembiule-obbligatorio.html)

A tal proposito, i dirigenti scolastici interpellati hanno rimarcato come essa sia una decisione che rientra nell’autonomia scolastica e dunque l’introduzione del nuovo regolamento non possa essere sancita da una legge ma che debba essere concordato  all’interno del Consiglio di Istituto. (https://www.ilmessaggero.it/scuola/grembiule_scuola_salvini-4231129.html)

Il perseguimento dell’uguaglianza appare il motore di tale proposta. Tuttavia essa apre diverse domande che portano a interrogarsi sulla sua effettiva efficacia e che spingono ad una riflessione più profonda sui risvolti che essa avrebbe in chiave pedagogica.

Quanto realmente promuove uguaglianza una misura che interviene meramente sull’abbigliamento degli alunni e non sulle loro opportunità formative?

Per rispondere a tale quesito risulta ampiamente chiarificatrice l’affermazione del celebre maestro Mario Lodi, secondo il quale «Il grembiule a scuola è una maschera ipocrita» (Lodi, 1997). Il grembiule rende tutti uguali all’apparenza, così che le disuguaglianze sociali ed economiche sembrerebbero appianate.

Ma tali differenze si giocano solamente nel campo dell’abbigliamento?

Una volta svestita l’uniforme, esse non rimangono immutate? Il grembiule fornirebbe quindi meramente l’illusione di una parità tra tutti, una parità solamente formale. L’uguaglianza è effettiva solamente quando essa è sostanziale, ovvero quando esiste un reale impegno da parte dello Stato nell’eliminare gli ostacoli che ne impediscano il suo raggiungimento. La reintroduzione della divisa in che modo garantirebbe ciò? Risulta dunque scontato come attraverso questa proposta le disparità verrebbero solo abilmente coperte da un pezzo di stoffa, pronte a ritornare alla luce non appena il discorso va a vertere sue quelle che sono le opportunità e le possibilità formative che hanno realmente gli studenti, alle quali non tutti possono accedervi.

Nell’ambito scolastico si assiste spesso alla proposta di attività non gratuite che richiedono un notevole impegno economico per le famiglie (gite scolastiche, periodi studio all’estero, proseguimento del percorso di studio, etc.); attività che tuttavia rappresentano un’ottima occasione formativa per gli studenti, andando ad arricchire e a incidere sul curriculum di studio e lavorativo in futuro. In un tempo di crisi così dilagante esse rischiano di rimanere solamente ad appannaggio di una certa élite che gode di entrate economiche robuste, penalizzando perciò quegli studenti che non hanno denaro extra da impiegare.

Tale presupposto trova ampia risonanza con le parole scritti nel 1968 da Gianni Rodari, che sul Corrierino dei Piccoli scriveva a riguardo del grembiule scolastico «se non ci fosse il grembiulino i bambini poveri avrebbero l’umiliazione di mostrare le loro toppe nei pantaloni ai bambini ricchi, vestiti come figurini. Questo ragionamento non mi convince. La povertà va abolita, non nascosta. Bambini con le toppe nei pantaloni non dovrebbero essercene più, ecco tutto.» (Rodari, 1968).

Alla luce di questa riflessione viene dunque da chiedersi se la battaglia nell’abbattimento delle disuguaglianze sociali ed economiche dichiarata sia efficace se giocata solamente sul fronte dell’abbigliamento o se ciò a cui la scuola e lo Stato dovrebbero realmente ambire è impedire che i vincoli economici e sociali determinino le possibilità e le opportunità degli studenti. Solamente rendendo fruibili a tutti esperienze e strumenti formativi utili all’arricchimento personale, è davvero possibile fare in modo che le opportunità di successo non siano veicolate dal denaro ma dal merito.

Potrebbe sussistere una spinta all’omologazione che surclassi il principio di uguaglianza dichiarato?

Il principio di uguaglianza, portato come baluardo nella proposta dell’introduzione del grembiule o della divisa scolastica, risulta un’argomentazione alquanto fragile nel sostegno di tale tesi, di conseguenza viene quindi lecito domandarsi: “e se questa misura promuovesse in maggiore misura l’omologazione più che l’uguaglianza?”. Tale provvedimento sembrerebbe solamente ridurre la diversità, imponendo un’omologazione a un modello unitario, limitando così la possibilità di scelta e l’espressione della propria identità. È importante che i bambini e i ragazzi facciano esperienza di queste facoltà, sviluppando così la capacità di autodeterminarsi. E l’educazione deve tendere verso ciò, donando la possibilità di valorizzare l’unicità di ciascuno: unicità che passa anche dal corpo e dunque da ciò che si sceglie di indossare. In una società che sempre più tende a rinnegare le differenze proponendo modelli rigidi in cui identificarsi e confluire, l’obbligo della divisa collude con questo principio, in quanto si va ad imporre dall’alto un modo di essere determinato a priori al quale non resta che adeguarsi, pena l’andare incontro a sanzioni o punizioni. Il ruolo della scuola dovrebbe andare verso un diverso ideale.

Chi lavora nell’educazione dovrebbe promuovere la bellezza della diversità e il diritto di esprimerla ad ogni livello, così da rendere i bambini titolari della capacità di scelta e sostenendoli nella creazione di una personalità critica, allenando la capacità di un pensiero proprio e contrastando quella cecità della mente che porta all’accettazione dogmatica di ogni imposizione. È dovere di ogni insegnate esaltare l’unicità di ogni bambino o ragazzo, e un grembiule o una divisa non favorisce sicuramente questa missione. I risvolti pedagogici di questa decisione sarebbero dunque deleteri.

Principi questi che, tuttavia, dovrebbero essere sostenuti anche dalle famiglie che dovrebbero aver sempre ben chiara qual è la funzione della scuola così da fare in modo che l’abbigliamento non funga da impedimento nel godimento della libertà di essere bambino, la quale implica anche il diritto di sporcarsi, di esplorare e di fare esperienza del mondo, senza curarsi di preservare ciò che indossa.

Dott.ssa Valentina Ambrosini

 

Bibliografia

Dulin C.D., (2016), Impact of School Uniforms on Student Discipline and the Learning Climate: A Comparative Case Study of Two Middle Schools With School Uniform Dress Codes and Two Middle Schools Without School Uniform Dress Codes, Raleigh, North Carolina.

Jennifer C., (2010), Il fascino dell’uniforme. Dal conformismo alla trasgressione. Armando Editore, Roma.

Lodi M., (1997), Cominciare dal bambino, Einaudi, Torino.

Mahlangu V.P., (2017), Implementation of School Uniform Policy and the Violation of Students’ Human Rights in Schools, Eric, Institution of Education Sciences.

Rodari G., (1968), Corrierino dei Piccoli.

Sitografia

http://www.today.it/scuola/grembiule-obbligatorio.html
 
https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/si-al-ritorno-del-grembiule-a-scuolaper-una-volta-gori-e-salvini-daccordo_1299793_11/
 
https://www.tuttoscuola.com/gelmini-s-al-grembiule-nelle-scuole/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.