L’arte di cambiare: 9 modi per conoscere se stessi

 

In alcuni momenti della vita di adulto si giunge ad intraprendere un viaggio formativo e di crescita personale che ripercorre il bagaglio di esperienze che hanno scandito i vari eventi della vita. Cio’ può accadere in molte occasioni quando, ad esempio, si subisce il dramma della perdita di una persona cara, quando si affronta una relazione d’amore finita oppure, coraggiosamente, si decide di cambiare il proprio modo di comportarsi per sopravvivere a determinate situazioni interpersonali. Molto spesso si giunge ad incontrare perfino quel “male di vivere” che Eugenio Montale paragona ad un ruscello che non riesce a scorrere e ad una foglia inaridita e accartocciata (E. Montale, 1963). 

Ebbene, queste e molte altre situazioni rappresentano il “fertile terreno” in cui può operare un professionista dell’Educazione, un Pedagogista. Negli ultimi anni la Pedagogia, cessando di essere solamente una scienza riferita esclusivamente ai bambini, si è orientata a creare un corpus metodologico finalizzato ad accompagnare l’uomo nel viaggio delle sue esperienze per comprenderle, per analizzarle e per fornire una guida adeguata nel processo del cambiamento e superamento delle difficoltà esistenziali. 

Educare a pensare a se stessi non è solo un intervento mirato alla conquista del benessere e alla salvaguardia della salute psico-sociale dell’utenza, ma si tratta di cominciare un viaggio alla scoperta interiore per approfondire i significati del proprio vissuto emotivo e cognitivo. Uno dei modelli di riferimento nell’Educazione degli Adulti è quello andragogico di Malcolm Shepherd Knowles, educatore statunitense, secondo il quale il pedagogista oltre ad essere agente di cambiamento, diventa un consulente del processo formativo, un facilitatore dell’apprendimento e un promotore di sviluppo delle competenze.

L’intervento pedagogico nell’età adulta richiama ampiamente i programmi di apprendimento delle Skill for life (decision making, problem solving, creatività, senso critico, comunicazione, autoconsapevolezza, relazioni interpersonali, empatia, gestione delle emozioni, gestione dello stress) così come sono state definite dall’OMS (1994). L’essere umano, in ogni età della sua vita, può e deve acquisire capacità e competenze che favoriscono l’esplorazione del sé, la conoscenza dei propri limiti e la conseguente assunzione di consapevolezza. Esplorando sentimenti e pensieri, discriminando tra percezione e coscienza, ognuno può apprendere il senso pratico del “saper fare”, del “saper essere” con sé e con gli altri, in comunità. La responsabilizzazione implica la possibilità di imparare quelle attitudini che corrispondono al coraggio di cambiare stile di vita e di slegare i lacci emotivi che annodano le potenzialità, per riscoprirsi ancora come persone uniche e irripetibili. Avere stima del proprio modo di essere, saper valutare le informazioni, imparare a conoscere le emozioni, saper comunicare e interagire con gli altri sono i pilastri fondamentali della realizzazione personale.

Ecco, dunque, che nella letteratura pedagogica appaiono allegorie, immagini metaforiche e idee simboliche che facilitano la presa di coscienza di quei bisogni sociali di sicurezza e di sopravvivenza. La scelta dei diversi simboli della Pedagogia che fanno da sfondo al vissuto emotivo, rappresentando degli spunti autobiografici di riflessione e di indagine, rimanda al processo educativo/formativo di assunzione di consapevolezza dell’accompagnamento professionale pedagogico. Esso, finalizzato al superamento delle difficoltà, può determinare un passo in avanti nel raggiungimento di un personale progetto di vita e nella realizzazione dei desideri. 

Le principali immagini metaforiche dell’Educazione sono nove:

  1. Considerata nella mitologia siberiana come l’origine di tutte le cose, le quali vengono plasmate dal fango raccolto in fondo al mare. l’acqua è associata alla generatività. Generativo è  il percorso empatico che conduce a sapersi adattare alle situazioni, raggiungere maggiore autonomia personale, incrementare le competenze di comunicazione, di relazione e di cooperazione. 
  2. La pratica della ludicità è espressa dall’immagine del giardino. In senso educativo il simbolo del giardino fa riferimento ai valori affettivi come l’amicizia, l’amore, la solidarietà che si manifestano nella dimensione ludica attraverso l’aggregazione, dirigendo i legami verso gli altri. Il rafforzamento di queste relazioni serve a contrastare l’incombenza della solitudine e dell’abbandono. Questa idea risale ai tempi antichi e, precisamente, al filosofo Epicuro che intorno al 300 a.C. riuniva nella  scuola “Il Giardino”, amici e colleghi per intrattenere conversazioni sul vero senso della vita. 
  3. L’albero è considerato come simbolo della vita, emblema della tensione evolutiva che si rafforza e si perpetua perennemente. Indica il senso di completezza e viene associato alla magistralità ossia alla responsabilità del prendersi cura della famiglia, delle persone care rendendosi inoltre disponibili a tramandare la saggezza o custodire le attività intraprese.
  4. La fontana come simbolo di rinnovamento rappresenta un’immagine legata alla mitologia romana, alle Ninfee, dee del bosco, conosciute per la tendenza a creare forti legami di solidarietà. Essa rappresenta il simbolo della dinamicità in contrapposizione all’aridità (Demetrio, 1997). La parola pedagogica associata è la reciprocazione intesa come relazione: arricchire il “dentro includendo il fuori”, guardando verso più ampi orizzonti sociali. Divertirsi insieme agli atri, viaggiare, interessarsi agli avvenimenti, in definitiva realizzare l’opportuno equilibrio tra intimità e isolamento. 
  5. Il labirinto è il simbolo delle tortuosità della vita dove spesso si incontra la parte antagonista di noi. L’archetipo del labirinto coincide quindi con il riconoscimento di sé. Il significato simbolico riguarda la difficoltà di riuscire a superare le diverse peripezie attraverso una guida, proprio come succede a Teseo con il filo di Arianna. Ogni percorso di cambiamento implica il confronto continuo con le proprie convinzioni che, in questo caso, non bisogna perdere o ignorare. Entrare nel labirinto del sé e superare le prove necessarie per il cambiamento significa affrontare paure e difficoltà. In Pedagogia può essere associato alla cosiddetta proiettività ossia al consolidamento delle proprie convinzioni come la coerenza ai propri valori etici.
  6. La caverna: il viaggio nella conoscenza autentica. Si fa riferimento in questo caso al mito della caverna di Platone dove, la scoperta della verità avviene attraverso l’osservazione diretta e conduce ad un faticoso percorso di “elevazione intellettuale” a cui bisogna aderire con consapevolezza. La parola pedagogica associata è la decisionalità. Essa corrisponde alla comprensione del proprio ruolo o posizione, alle scelte da compiere in base a ciò che si è chiamati ad essere nel mondo, per agire di conseguenza nonostante gli ostacoli evidenti.
  7. La foresta, simboleggia il disordine interiore. Rimanda spesso allo smarrimento e al processo di autoanalisi ossia all’osservazione dei propri stati interni.  Lo smarrimento potrebbe essere parallelo alla crisi di valori, atteggiamenti di vanità, individualismo, narcisismo, giovanilismo, invidia, presunzione, orgoglio. In questo caso l’obiettivo da raggiungere è l’autorealizzazione contrapposta alla difficoltà di valorizzarsi. Si persegue la riscoperta della fiducia nelle proprie capacità attraverso percorsi di decondizionamento, riprogettazione e sostegno.
  8. Il cervo rappresenta l’irraggiungibile meta. Simboleggia la ricerca, la perseveranza nel voler raggiungere l’obiettivo. L’avventura assume i connotati della sfida e del conflitto. Le azioni educative associate sono quelle del decondizionamento, contenimento e orientamento. Infatti si può stimolare la comprensione del proprio valore, dello stile personale della propria affettività, ristabilire la fiducia e l’autostima contro la pervasività dei social-media, l’omologazione culturale, la strumentalizzazione della sessualità, del corpo, la perdita del senso del pudore.
  9. Il drago simboleggia l’ostacolo. Tra i significati più ricorrenti è associato alla custodia di ricchezze nascoste. In Esiodo ad esempio, veglia sui giardini delle Esperidi che possiedono i famosi pomi d’oro, pegni di eternità. Il drago rappresenta il bisogno di superare eventi luttuosi, malattie, sofferenze, disagi, disturbi di ansia. La parola educativa di riferimento è resilienza ossia la capacità dell’essere umano di reagire alle difficoltà. In questi passaggi la relazione educativa di aiuto incrementa processi di comprensione interiore e rafforza il cambiamento emotivo modificando la percezione degli eventi e, soprattutto, la reazione ad essi (Demetrio, 1997)

Abitualmente, la relazione educativa si inserisce all’interno di un percorso autobiografico pedagogico. In uno studio pedagogico oppure in un laboratorio pratico rivolto agli adulti, l’incipit formativo/educativo dell’incontro viene fornito dai cosiddetti “evocatori iconici” come disegni, immagini artistiche, scorci di poesie, metafore simboliche, ecc. Nella pratica educativa, simboli, metafore e allegorie facilitano l’emergere di idee, credenze, percezioni in quanto permettono di esplorare pensieri ed emozioni in un ordine formativo: analizzate e restituite, accompagnano la ricerca del vissuto individuale, facilitano la presa di coscienza, chiariscono il significato dei vissuti emotivi. L’approccio utilizzato è quello investigativo, indagatorio quasi di ricerca clinica, individualizzata (Demetrio, 2008). Proprio come aveva fatto nelle sue Confessioni Jean-Jacques Rousseau scrivendo le pagine della sua inquieta autobiografia, assumendo le vesti di un passeggiatore solitario, il consulente pedagogico riesce a dare l’incipit di un viaggio a ritroso nel tempo.  Utilizzando i molteplici evocatori iconici, descrizioni o disegni nelle prime pagine di un diario, avvia un processo di cura rivolto al sé, introspettivo e risanante.

Dott.ssa Angela Pellino

info

 

 

 

Bibliografia

Cassier E., (1964), Filosofia delle forme simboliche, La Nuova Italia, Firenze

Comte F. (1990), I grandi miti, Garzanti Editori, Milano

Demetrio D., (1997), Manuale di educazione degli adulti, Editori Laterza, Bari

Id, (1995), L’Educazione nella vita adulta. Per una teoria fenomenologica dei vissuti e delle origini, La Nuova Italia Scientifica, Roma

Id, ((2000), L’educazione interiore. Introduzione alla pedagogia introspettiva, La Nuova Italia, Milano

Id, (2008), La scrittura clinica. consulenza autobiografica e fragilità esistenziali, Raffaello Cortina Editori, Milani

Franza A.M., Mottana P., (1997), Dissolvenze. Le immagini della formazione, Clueb, Bologna

Montale E., (1963), Ossi di seppia, Mondadori, Milano

Naccari A.G.A., (2010), Pedagogia dei cicli di vita in età adulta: comprendere ed orientare le crisi e i cambiamenti nel corso dell’esistenza, Anicia, Roma

Sitografia 

Nell’educazione un tesoro”, Rapporto all’Unesco della Commissione Internazionale sull’Educazione per il XXI secolo, J. Delors (1997), https://books.google.it/books/about/Nell_educazione_un_tesoro.html?id=f9wyPZzrPosC&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

http://old.cgil.it/Archivio/formazione-ricerca/Memorandum%20istruzione%20e%20formazione%20permanente.pdf

www.treccani.it/enciclopedia/formazione-continua_%28Enciclopedia-Italiana%29/

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.