La sfida educativa all’AIDS

 

 

Un educatore professionale racconta la sua esperienza nella progettualità educativa per la lotta all’AIDS attraverso un’intervista (clicca qui.)

L’AIDS si è configurato come un fenomeno complesso le cui implicazioni sono andate ben oltre il confine sanitario, investendo in pieno la sfera sociale, educativa, legislativa.

L’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) è causata dal virus HIV (Human immunodeficiency virus) che si insedia nell’organismo umano e si diffonde in tutti i tessuti indebolendo le difese immunitarie. Un soggetto contagiato viene definito sieropositivo all’Hiv. La sieropositività è quella condizione in cui c’è la presenza di anticorpi anti-HIV, ma non sono ancora comparse le infezioni che portano alla sindrome AIDS.  La persona che contrae il virus dell’Hiv  – oggi dopo più di  30 anni dalla scoperta del virus – è condannata, non tanto dal suo status di salute, quanto dall’ostilità dell’ambiente circostante con ostracismo intollerabile; la discriminazione delle persone con HIV, infatti, è considerata dall’ONU come la prima causa di fallimento delle campagne di prevenzione della malattia.

Combattere l’AIDS significa, prima di tutto, sconfiggere i tabù, lo stigma e la messa al bando in  una società basata su pregiudizi  morali e sociali che hanno consenso comune e quindi difficili da debellare. Dal punto di vista legislativo, per arginare l’emarginazione delle persone sieropositive, è stata varata nel 1990 la Legge 135, nella quale si afferma che la positività all’Hiv non può essere motivo di licenziamento, che il test dell’Hiv non può essere richiesto per le assunzioni, né svolto all’insaputa della persona interessata.

Appare paradossale come nelle cosiddette periferie del mondo il virus nasca in  contesti impoveriti e non riesca ad essere curato efficacemente rappresentando la prima causa di morte, mentre nei paesi globalizzati sia presente  quel senso di incoscienza che pervade nel dire “non capiterà mica a me”.  Una disattenzione in merito al tema dell’HIV che lancia una sfida culturale, educativa, etica, politica all’umanità intera, non per avere una “comunità che cura” ma una comunità che educa per prevenire.

Denis Diderot diceva che «l’ignoranza è più vicina alla verità del pregiudizio» ed è proprio così,  infatti è  indispensabile coinvolgere le nuove generazioni nell’ambizioso progetto  di diffusione di una cultura più inclusiva e rispettosa nei confronti dell’AIDS,  perché la disinformazione e le errate credenze  regnano sovrane per ciò che concerne le modalità di trasmissione, le cure, le aspettative di vita. C’è poca prevenzione perché, erroneamente, si è portati a pensare “tanto esiste la cura” , informazioni distorte o assenti  quasi l’Aids fosse ancora un tabù e spesso non se ne riesce a parlare senza vergogna, pregiudizi, franchezza. Dai dati diffusi dall’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) si evince che si muore di meno, ma che, d’altro canto, ci sono sempre nuovi contagi, forse perchè non ci si rende conto, che la quotidianità una volta contagiati,  è compromessa con costi personali, collettivi e sociali pesantissimi.

Diventa essenziale l’educazione inclusiva (Nicholas Burnett) per raggiungere l’equità sociale, che è un elemento costitutivo dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e del personale successo formativo di tutti. Infatti, la scuola e le agenzie educative hanno il dovere di promuovere l’adozione di comportamenti responsabili per sé stessi e per la collettività, sia con  l’educazione sessuale (ancora tabù),  sia attivando collaborazioni con le associazioni, le aziende sanitarie locali e gli enti territoriali affinché ci sia un lavoro sinergico di prevenzione tramite progettazioni di educazione della salute, campagne di sensibilizzazione, convegni a tema. Una delle associazioni senza scopo di lucro  in Italia che promuove  e tutela il diritto alla salute, la diretta responsabilità e la piena partecipazione alla vita sociale e civile delle persone HIV sieropositive e con AIDS  è  la Lila (Lega italiana lotta all’AIDS) .

I progetti di educazione della salute sulla tematica AIDS attuati nelle scuole  perseguono molteplici obiettivi:

  • stimolare la crescita culturale e sociale rispetto alle malattie a trasmissione sessuale;
  • formare i Moltiplicatori dell’azione preventiva (docenti, educatori, pedagogisti, istruttori sportivi, operatori sociali, peer education) che  lavorano a stretto contatto con i ragazzi e svolgono attività socio-educative, che  dovranno a loro volta veicolare una corretta informazione riguardo il virus dell’hiv e le sue conseguenze  affinché siano poi loro a promuovere azioni ed interventi a carattere formativo;
  • educazione affettività e alla consapevolezza di vivere la sessualità con responsabilità avendo rapporti “ sicuri”;
  • estirpazione di pregiudizi sulle persone che contraggono il virus con accettazione della diversità, tolleranza e integrazione.

La caratteristica di fondo è che con queste azioni ci si propone di rendere i ragazzi protagonisti attivi, attraverso metodologie e strumenti collaudati, dell’agire preventivo e dello sviluppo di un atteggiamento aperto alla solidarietà già a partire dalla preadolescenza.

Anche la mission delle strutture per i malati di AIDS si è adeguata e va ponendosi al di  là della dimensione sanitaria con l’accoglienza totale della persona in tutta la sua umanità, la cura dei bisogni sanitari, educativi, sociali. Gli utenti oggi hanno dinnanzi a sé una buona prospettiva di vita e necessitano di sostegno per riappropriarsi della loro quotidianità. Per questo è  necessaria una programmazione educativa che inglobi tutte le componenti emotive, familiari, amicali  e che restituisca alla persona affetta da HIV o malata conclamata di AIDS il suo essere persona. ed è fondamentale non etichettare le persone in base ai bisogni che presenta.  

Il lavoro educativo vissuto davanti al limite, alla sofferenza e all’isolamento, si costituisce nella responsabilità e nel servizio verso ’altro, ricoprendo un ruolo di cerniera tra la funzione educativa e quella terapeutica.

L’educatore realizza con la persona Hiv un intervento educativo che ha come focus un progetto individualizzato finalizzato al raggiungimento di una maggiore autonomia, mediante abilità pratiche spendibili nel quotidiano e al bisogno di relazione, spesso quando il contagio avviene tramite lo scambio di siringhe fra tossicodipendenti è per colmare mancanze , creare legami e sentirsi accettati.

Nello specifico l’educatore  attua azioni congiunte con l’utente che mirano:

  • ad attivare tutte le forme possibili di accompagnamento  per l’iter sanitario, burocratico ed educativo;
  • a rielaborare la sfera cognitiva ed affettiva connotata ai “segni esterni ed interni” della malattia;
  • a sviluppare gli interessi personali ed abilità pratiche;
  • a supportarlo per il graduale reinserimento nella società elaborando nuovi significati sociali;
  • a progettare un reinserimento lavorativo, ove possibile;
  • a sostenerlo nel recupero dei rapporti familiari, amicali.

Inoltre, l’educatore in comunità svolge attività di animazione sociale, collabora con gli Enti territoriali, cura i rapporti con il SERT( servizi pubblici per le tossicodipendenze) con le strutture sanitarie, sociali di riferimento e predispone la valutazione dei risultati per il piano socio-educativo. In molte strutture, ad esempio, la rieducazione passa attraverso la riconquista di hobby, passioni, lavori artigianali come coltivazione fiori, della terra, attività di bottega come tipografia, intagli di legno, gestione di biblioteche.

Le persone sieropositive o malate di Aids sono spesso i primi promotori delle campagne di prevenzione,  anche  personaggi famosi sempre più  si espongono in prima persona per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il lavoro con i ragazzi nelle scuole, nei centri di aggregazione, nelle piazze sottolinea l’importanza della realizzazione di percorsi di prevenzione, di crescita culturale e sociale attorno a tale tematica, mentre  il silenzio e l’indifferenza sono una grave disattenzione educativa, che una società civile quale siamo non può permettersi.

Tonia Ragone

Info

 

 

 

Bibliografia

Croce M., Lavanco G., Vassura V., 2011, Prevenzione tra pari. Modelli, pratiche e processi di valutazione, Milano, FrancoAngeli

Franchini R., 2004, Costruire la comunità che cura, Pedagogia e didattica nei servizi di aiuto alla persona, Milano, FrancoAngeli

Mannucci A. e Colacchioni L., 2013, Didattica e pedagogia dell’inclusione: Percorsi di valorizzazione della persona, Aracne

Nieves Tapia M., 2006, Educazione e solidarietà. La pedagogia dell’apprendimento-servizio, Città Nuova

Santerini M., 2007, Triani P., Pedagogia Sociale per educatori, Milano, Educatt

Turrisi C., 2015, Hiv/Aids 2.0. Profezia di un’evoluzionepossibile, Milano, FrancoAngeli

Sitografia

http://www.corriere.it/salute/cards/aids-hiv-contagio-rischi-controlli

http://www.lila.it

http. poloinformativohiv.info

http://www.salute.gov.it/portale/temi

http://www.who.int/hiv

http://www.uniticontrolaids.it

Prefazione al Documento dell’UNESCO “Policy Guideline on Inclusion in Education”- Published by the United Nations Educational, Scientific and Cultural organization – UNESCO 2009  http://www.inclusive-education-in-action.org

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