Genitorialità: tra natura e cultura, abilità interpersonali e cura educativa

Dare una definizione univoca di famiglia è sicuramente un compito arduo e utilizzare una definizione “desueta” come quella dell’articolo n. 29 della Costituzione non semplifica il compito. Proprio per questo la definiamo con le espressioni utilizzate dagli antropologi, quali “gruppo domestico” o “raggruppamento familiare”, in quanto rappresentano un complesso risultato di fattori, talvolta biologici ma soprattutto ideologici, sociali, economici, politici e demografici, differenti da cultura a cultura (Avalle, Maranzana, Sacchi, 2006)Per dirla come Lévi-Strauss (1969), la famiglia è un’invenzione sociale e non puramente un fenomeno naturale.

Dunque, stando a questo, è necessario dire che la famiglia, la sua forma e i ruoli dei membri, nello specifico il ruolo genitoriale, vengono largamente influenzati dalla società e dalla cultura di riferimento (Santrock, 2013). Questi ultimi elementi – società e cultura –  si trasformano costantemente nel tempo e nello spazio e di conseguenza apportano modificazioni sistemiche a cui si adattano, in modo conscio e inconscio, sia la famiglia stessa sia i ruoli ricoperti al suo interno.

Il ruolo genitoriale è riconducibile alla mera filiazione biologicamente intesa?

Marco Aime scrive: «Non esiste società che non abbia regolamentato i rapporti tra genitori e figli, tra partner sessuali, tra consanguinei e tra consanguinei dei due partner» (Aime, 2008:142). Difatti se ci si sofferma nella lettura degli studi sulla famiglia e sui legami di parentela (Fabietti, 2004; Augé e Colleyn, 2009), non sarà difficoltoso rinvenire visioni di gran lunga differenti dalla nostra, in un connubio inesorabile tra biologia e riconoscimento sociale, tra natura e cultura. Ad esempio, tra i casi più estremi di matrimonio vi è quello “con il fantasma”, studiato presso la popolazione dei Nuer (Sudan del Sud). Questa forma matrimoniale aveva fortemente a che vedere con la genitorialità: la morte di un parente maschio, celibe o senza progenie, veniva ritenuta una sciagura da parte dei familiari che, per questo, permettevano ad un parente prossimo di sposarsi con una donna “in nome del defunto” oppure concedevano alla vedova la possibilità di avere dei rapporti sessuali con un parente del marito morto. I figli nati da quell’unione sarebbero stati riconosciuti socialmente come legittimi del “marito–fantasma” (Fabietti, 2004; Clemente e Danieli, 2011).

L’esempio appena descritto è certamente un caso estremo, ma anche nella realtà sociale più vicina a noi sono presenti differenti modalità di legittimazione filiale, ad esempio attraverso  l’affidamento e l’adozione. Nel primo caso l’obiettivo è assicurare al bambino le condizioni ambientali di una famiglia, e dunque rappresentare, per un dato periodo temporale, un riferimento educativo e affettivo, sia per il minore che per la famiglia d’origine (Clemente e Danieli, 2011). Nel caso dell’adozione, invece, lo scopo è quello di dare una famiglia a minori in stato d’abbandono e, attraverso questo istituto giuridico, creare un legame permanente di filiazione legittima tra persone che non sono tra loro parenti (Clemente e Danieli, 2011). Stando a questi esempi, dunque, risulta impensabile considerare la genitorialità come qualcosa di esclusivamente naturale e semplicemente legato alla procreazione e filiazione diretta.

Il parenting: un processo non solo biologico

Sulla scia degli studi etologici sull’imprinting (Lorenz, 1989) e le conseguenti ricerche sull’attaccamento (Bowlby, 1999), la psicologia  intende il parenting come un processo biologico e sociale che implica l’allevare e l’educare un individuo, la progenie, dal momento della nascita fino all’età adulta (Santrock, 2013) .

È un processo multi determinato ed evolutivamente aperto ma è anche una funzione che un individuo adulto decide di ricoprire, prendendo in carico tutti gli onori e gli oneri che questo comporta (Santrock, 2013). Quindi la genitorialità non rappresenta soltanto il legame di filiazione biologica ma include anche una costellazione di processi psicologici, capacità educative e necessarie capacità adattive.

L’adattamento come risposta al cambiamento

«Prima ancora che il bambino nasca, i genitori si creano delle aspettative (speranze e preoccupazioni) su di lui e su quello che la sua nascita comporterà per la loro vita» (Bettelheim, 2012:75). Le aspettative si scontreranno poi con la realtà, con la sua infinita varietà di elementi, contesti e circostanze da accogliere e accomodare. Da qui la necessità di parlare dell’adattamento che, sul sito Treccani.it, viene definito come «capacità di rispondere e conformarsi a determinate condizioni e situazioni». Nel caso specifico della genitorialità, pertanto, possiamo presumere differenti “cambiamenti” a cui è necessario rispondere adeguatamente:

  • Il riadattamento della coppia, in quanto il passaggio da due a tre unità potrebbe essere difficoltoso. Il nuovo arrivato, almeno nella fase iniziale, destabilizza routine, orari, priorità e porta con sé responsabilità che si protrarranno per lungo tempo e tutto questo necessita di un adeguato adattamento da parte dei soggetti coinvolti. La condizione di adattamento funzionale si può raggiungere sia grazie competenze sociali, relazionali, affettive e personali, ma anche grazie al reciproco supporto che i genitori si forniscono l’un l’altro nella regolazione parentale, in relazione ai bisogni di crescita del figlio (co-parenting; Santrock, 2013);
  • L’adattamento genitoriale ai cambiamenti che si susseguono nello sviluppo del bambino,  valutando via via le necessità e le risposte idonee al soddisfacimento delle stesse. Infatti, se inizialmente si potrà osservare una certa concentrazione nella creazione di routine di cura quotidiana, col passare del tempo, le attività saranno maggiormente rivolte agli aspetti di relazione, di comunicazione e più in generale alla cura educativa.

Si può parlare di adattamento nella cura educativa?

Sebbene i problemi specifici ai quali devono far fronte i genitori cambino con la crescita del bambino, a ogni età i genitori devono operare delle scelte su quanto rispondere ai suoi bisogni, quanto controllo esercitare e come esercitarlo (Santrock, 2013). Le cure nei confronti dei figli, dunque, non avranno sempre la stessa intensità, continuità e valenza. Come dice Vanna Iori (2016) «Cambiamento e duttilità sono requisiti di qualsiasi evento educativo che sappia rimanere “equilibrato” nello squilibrio delle posizioni relazionali»: riconoscere e praticare l’asimmetria tra genitori e figli consente di compiere scelte più responsabili e consapevoli nei processi formativi. L’autrice continua «Queste riflessioni sull’asimmetria in ambito genitoriale non possono perciò prescindere dal fondamentale rispetto del figlio (anche neonato o non ancora in grado di decidere), né dall’impegno verso una progressiva attenuazione e dissoluzione dell’asimmetria».

Ecco spiegato il perché sia necessario parlare di adattamento nella cura educativa: i genitori/ caregivers hanno il compito di guidare e accompagnare i propri figli nel lungo percorso della vita, rispettandoli come individui e cercando di promuoverne lo sviluppo e l’autonomia, captando i loro bisogni, favorendo e permettendo la loro piena auto realizzazione, fino a che non si arriverà alla creazione di quel rapporto in cui, in un continuo e graduale adattamento di richieste/risposte, nell’età adulta l’asimmetria verrà ridimensionata e notevolmente affievolita.

isabella gramaiIsabella Gramai

Info

 

 

Bibliografia

Aime M., Il primo libro di antropologia, Piccola Biblioteca Einaudi, 2008

Avalle U., Maranzana M., Sacchi P., Corso di Scienze Sociali, Zanichelli, 2006

Bettelheim B., Un genitore quasi perfetto, Corriere della sera, 2012

Bowlby J., Attaccamento e perdita, Fabbri, 2014

Clemente E., Danieli R., Il mondo sociale, Paravia, 2011

Fabietti U., Elementi di Antropologia culturale, Mondadori Università, 2004

Gordon T., Genitori efficaci, La Meridiana, 2014

Lévi-Strauss C., Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli, 1969

Lorenz K., L’anello di Re Salomone, Gli Adelphi, 1989

Santrock J. W. , Psicologia dello Sviluppo, McGraw – Hill, 2013

Sitografia

http://www.vannaiori.it/2016/04/28/su-dire-genitorialita-tra-asimmetria-e-regole-un-equilibrio-indispensabile-nella-cura-educativa/

https://www.treccani.it/enciclopedia/adattamento_%28Universo-del-Corpo%29/

https://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=29&sezione=121 

https://ricerca.unicusano.it/wp-content/uploads/2015/09/Famiglia-in-prospettiva-sociologica-Luzi.pdf

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.