Diventare pellegrini: fenomeno liminale o liminoide?

In tutte le grandi religioni storiche esistono forme, destinazioni e finalizzazioni del pellegrinaggio. Un pellegrinaggio è un viaggio compiuto per devozione, per ricerca spirituale, per penitenza o passione, inoltrela diminuzione dei rischi e la capacità di spostarsi più velocemente e con più facilità hanno fatto sì che la categoria culturale del pellegrinaggio si intrecciasse sempre più con il turismo di massa [cfr. Simonicca 1997]. Il pellegrinaggio implica l’idea del partire, del viaggio, del marciare, è un cammino verso il sacro (l’alterità) che spezza il ritmo quotidiano dell’esistenza, al di là delle abitudini, degli impegni, delle normali attività [cfr. Dupront 1993].

Pellegrini e Pellegrinaggi

«Si definisce comunemente “pellegrino” colui che intraprende un pellegrinaggio, ossia un viaggio, generalmente compiuto a piedi, ma oggi come ieri non solo a piedi, verso un luogo particolare, intrapreso soprattutto, ma non solamente, per motivi religiosi o spirituali» [Caselli 2018:1]. Il pellegrinaggio con molta probabilità è nato in tempi molto antichi e non per mezzo di religioni monoteiste, basti pensare a Stonehenge, sito archeologico situato nelle campagne della contea di Wiltshire a sud della nazione inglese, dove diversi ricercatori hanno potuto trovare dei reperti archeologici e specifiche analisi chimiche hanno confermato l’idea che si trattasse di esseri umani di giovane età, provenienti dalle coste del Mediterraneo.

Probabilmente il più antico santuario venerato con forme di pellegrinaggio [cfr. Caselli 2018]. Possiamo affermare che il pellegrinaggio era praticato anche da quelle popolazioni che gli antropologi definivano “tribali”, ma il pellegrinaggio come forma istituzionale diventa importante solo con l’avvento delle maggiori religioni storiche come: induismo, buddismo, giudaismo, cristianesimo e islamismo [cfr. Turner 1997].

Classificazione dei pellegrinaggi

Una classificazione può essere utile a comprendere i diversi tipi di pellegrinaggio esistenti oggi, in virtù dell’ingente numero di pratiche analoghe istituitesi nel corso dei secoli. Sulla scia dell’analisi fatta da Victor Turner [1997] possiamo dividere i pellegrinaggi ini:

  1. Pellegrinaggi prototipo, così definiti perché istituiti dal fondatore di una religione storica, dai suoi discepoli o da importanti missionari della sua fede. Questi pellegrinaggi si basano su una tradizione diffusa e sull’autorità di documenti. Alcuni esempi possono essere quelli a Gerusalemme e a Roma per il cristianesimo; alla Mecca per l’islam; a Benares e Monte Kailas per l’induismo e a Kandy per il buddismo.
  2. Pellegrinaggi arcaici, che prendono il nome perchè presentano al loro interno tracce evidenti di sincretismo con credenze e simboli religiosi più antichi, come ad esempio Glastonbury Somerset in Inghilterra; Croagh Patrick nell’ovest dell’Irlanda; Chalma in Messico, con le sue varianti migliorative apportate dalla popolazione ocuiltecane e azteca.

Entrambi i tipi di pellegrinaggio sono presenti in tutte le religioni storiche [cfr. Turner 1997]. All’interno della tradizione cristiana è possibile poi distinguerne altre due tipologie di pellegrinaggi:

  1. Pellegrinaggi medievali, hanno origine nel periodo che va dal 500 al 1400 d.C. Ne sono esempio quello di Canterbury e Walsingham in Inghilterra, Santiago de Compostela in Spagna, Chartres in Francia, Loreto e Assisi in Italia, Einsiedeln in Svizzera, Colonia e Altotting in Germania e Czestochowa in Polonia.
  2. Pellegrinaggi moderni, definiti più precisamente “post-medievali” sviluppati nel periodo del cattolicesimo europeo successivo al Concilio di Trento, in particolare tra XIX e gli inizi del XX secolo, sono caratterizzati da un tono estremamente religioso e per l’ardente devozione personale dei suoi seguaci. Questi pellegrinaggi sono profondamente indebitati con le nuove forme di comunicazione e di trasporto, legati alla cultura tecnologica e scientifica di massa. «Questi pellegrinaggi sono effettivamente anti-moderni, dal momento che di solito incominciano con un’apparizione o visione e sostengono l’esistenza dei miracoli» [Turner 1997:65].

Fenomeno liminale o liminoide?

Ogni individuo/a che decide di fare un pellegrinaggio è per forza soggetto ad un rito di passaggio. Arnold van Gennep (1908-1960), folclorista ed etnografo francese, ha studiato e analizzato i riti di passaggio e in questo suo studio ha dedotto che ogni rito di passaggio è diviso in 3 fasi: 1) fase di separazione: l’individuo si separa dal suo consueto gruppo di riferimento; 2) fase liminale: l’individuo si ritrova in un “limbo”, dove non appartiene più al passato ma ancora non si è “trasformato” in ciò che diverrà; 3) fase di riaggregazione: il soggetto rientra in società, ma con un nuovo status riconosciuto [cfr. Turner 1997]

Esattamente così il pellegrino vive il suo rito di passaggio all’interno del pellegrinaggio: 1) fase di separazione: il pellegrino quando parte si separa da quel punto prefissato nella struttura sociale; 2) fase liminale: per il pellegrino è la fase dove si consumerà la sua esperienza, dove vivrà una situazione a lui estranea. In questa fase sono presenti pochi attributi dello stato passato, forse nessuno; 3) Fase di riaggregazione: il pellegrino dopo essere arrivato alla sua metà, o dopo aver deciso di interrompere l’esperienza del pellegrinaggio, ritorna alla sua vita precedente, alla sua vita sociale.

Se nelle società tribali era nella fase liminale che l’autorità sopprimeva ogni forma di devozione radicale, ora qui troviamo un capovolgimento simbolico dei ruoli sociali, con la fase liminale che va oltre il semplice passaggio: questa fase è una fase di potenzialità, non soltanto per cosa diventerà ma soprattutto per cosa potrà diventare.

Possiamo concludere affermando e sottolineando, sulla scia degli studi di Turner, una grande differenza tra questi due tipi di riti di passaggio. La grande differenza si riscontra sulla volontà dell’iniziando, e per questo si parlerà di fase liminoide e non liminale perché il soggetto sceglie di intraprendere volontariamente il pellegrinaggio, a differenza dei riti di passaggio delle società tribali, dove l’individuo/a non può scegliere, è la società che sceglie per lui.

Gianmarco Stramazzo

Bibliografia

Caselli, C., 2018, I cammini dei pellegrini. Narrazione, storia, antropologia del pellegrinaggio, Andrea Pacilli Editore, Manfredonia

Canta, C. C., 2004, Sfondare la notte – Religiosità, modernità e cultura nel pellegrinaggio notturno alla madonna del Divino Amore, Franco Angeli, Milano

Dupront, A., 1993, Il sacro. Crociate e pellegrinaggi, linguaggi e immaggini, Bollati Boringhieri, Torino.

Simonicca, A., 1997, Antropologia del turismo – Strategie di ricerca e contesti etnografici, Carocci, Roma.

Turner, V., 1997, Il pellegrinaggio, Argo, Lecce

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