{"id":2526,"date":"2015-11-28T09:14:51","date_gmt":"2015-11-28T09:14:51","guid":{"rendered":"http:\/\/antrodichirone.com\/?p=2526"},"modified":"2021-07-28T07:57:43","modified_gmt":"2021-07-28T07:57:43","slug":"lo-spettacolo-del-confine-dal-palcoscenico-dellesclusione-allosceno-dellinclusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.antrodichirone.com\/index.php\/it\/2015\/11\/28\/lo-spettacolo-del-confine-dal-palcoscenico-dellesclusione-allosceno-dellinclusione\/","title":{"rendered":"Lo spettacolo del confine: dal palcoscenico dell\u2019esclusione all\u2019osceno dell\u2019inclusione."},"content":{"rendered":"<div class=\"wpsso-pinterest-pin-it-image\" style=\"display:none !important;\">\n<\/div><!-- .wpsso-pinterest-pin-it-image -->\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_2527\" style=\"width: 484px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-2527\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2527\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n-300x169.jpg\" alt=\"12000131_491757167662859_497243440_n\" width=\"474\" height=\"267\" srcset=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n-410x231.jpg 410w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n-860x484.jpg 860w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n-800x450.jpg 800w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12000131_491757167662859_497243440_n.jpg 864w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2527\" class=\"wp-caption-text\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Immagine di Sergio Apolinar\u00a0<\/span><\/strong><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00abI Paesi sono separati gli uni dagli altri da frontiere. Oltrepassare una frontiera ha sempre qualcosa di commovente: un limite immaginario, materializzato da una barriera di legno che tra l\u2019altro non \u00e8 mai proprio sulla linea che dovrebbe rappresentare, ma a qualche decina o centinaia di metri al di qua o al di l\u00e0, basta per cambiare tutto, perfino il paesaggio stesso: \u00e8 la stessa aria, la stessa terra, ma la strada non \u00e8 pi\u00f9 esattamente uguale, la grafia dei cartelli stradali cambia, le panetterie non corrispondono pi\u00f9 esattamente a quello che, ancora un attimo prima, chiamavamo panetteria; il pane non ha pi\u00f9 la stessa forma, non si vedono pi\u00f9 gli stessi pacchetti vuoti di sigarette, qua e l\u00e0 per terra (\u2026). Le frontiere sono linee. Milioni di uomini sono morti a causa di queste linee. Migliaia di uomini sono morti perch\u00e9 non sono riusciti a oltrepassarle: la sopravvivenza era allora legata al superamento di un semplice fiumicello, d\u2019una collinetta, d\u2019un bosco tranquillo: dall\u2019altro lato, la Svizzera, il paese neutrale, la zona libera\u00bb [Perec, 1989:87-88].<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\">Con queste parole Georges Perec, geniale scrittore francese esponente dell\u2019Oulipo<\/span><sup style=\"color: #000000; text-align: justify;\">1<\/sup><span style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\"> e grande appassionato di antropologia, descriveva negli anni\u201970 la sensazione straniante che si prova ogni volta che si valica un confine. Il cambiamento di paesaggio, lingua, moneta e costumi rimandano all\u2019idea del confine come linea di separazione di due territori geografici, ma soprattutto di due entit\u00e0 nazionali, due gruppi in qualche modo differenti, una demarcazione tra \u201cnoi\u201d e gli \u201caltri\u201d. I confini e le frontiere sono presenti all\u2019attenzione pubblica da molto tempo e in maniera imponente: che siano stati la Cortina di Ferro, la <\/span><em style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\">Demilitarized Zone<\/em><span style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\"> tra Corea del Nord e Corea del Sud, il <\/span><em style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\">Limes<\/em><span style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\"> dell\u2019impero Romano o la frontiera del <\/span><em style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\">West<\/em><span style=\"color: #000000; text-align: justify; font-size: 1.5rem;\"> americano, i confini hanno sempre significato una pi\u00f9 o meno netta divisione tra \u201cqui\u201d e \u201cl\u00e0\u201d, interno ed esterno, noi e loro, e sono serviti dovunque come strumenti di demarcazione e controllo (cfr. Casas-Cortes 2014; Remotti 1990).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"> Attraverso questa semplice fenomenologia si rischia per\u00f2 di considerare come oggettive alcune differenze che sono invece prodotte da un transito continuo di persone, oggetti ed immaginari. Lungi dal separare due o pi\u00f9 realt\u00e0 isolate e reciprocamente incommensurabili, come invece suggeriva la metafora del \u201cmosaico di culture<sup>2<\/sup>&#8221;\u00a0che ha attraversato gran parte della tradizione antropologica della prima met\u00e0 del Novecento, i confini si presentano come costruzioni impermeabili. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A fine anni Sessanta\u00a0Frederik Barth, antropologo norvegese di scuola britannica, riformul\u00f2 il campo degli studi sull\u2019etnicit\u00e0 proponendo di mettere l\u2019accento proprio sul confine e non sul materiale culturale che esso effettivamente racchiude. Il confine sembra essere pi\u00f9 una causa che una conseguenza delle differenze culturali: \u00abL\u2019esistenza di un confine consente di incanalare la vita sociale. La sua esistenza segnala a tutti coloro che sono parte del gruppo etnico, che \u201csi sta giocando allo stesso gioco\u201d\u00bb [Fabietti 2013:125]. Se, come Barth suggerisce, le differenze non dipendono dall\u2019isolamento, allora anche il contatto tra gruppi sociali portatori di valori differenti non si risolve necessariamente nell\u2019assimilazione di uno di questi da parte di un altro. Le differenze possono persistere nonostante l\u2019interazione (cfr. Barth 1969). Basti pensare alle barriere doganali deserte dell\u2019Europa continentale che, nonostante la loro abolizione in virt\u00f9 degli accordi di Schengen in vigore dal 1993, rimangono tuttora a testimonianza di zone di frontiera mai completamente dimenticate ma anzi, come ci indica la storia contemporanea, pronte in ogni momento ad essere riattivate. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se un\u2019aumentata permeabilit\u00e0 dei confini non ha portato al loro totale abbandono \u00e8 forse perch\u00e9 le distinzioni culturali non dipendono affatto dall\u2019isolamento dei gruppi all\u2019interno dei \u201csacri confini\u201d delle nazioni, ma da una molteplicit\u00e0 di fattori anche di tipo politico ed economico. Il 9 Novembre 1989, l\u2019Europa celebrava la caduta del muro di Berlino e l\u2019inizio di una nuova era di unit\u00e0 e libert\u00e0 di movimento; oggi, durante la settimana dal 9 al 15 Novembre 2015, la Svezia ha ristabilito i controlli alla frontiera con la Danimarca, la Germania ha reintrodotto le norme del trattato di Dublino (che impone la dislocazione dei profughi richiedenti asilo nello stato di primo ingresso in Europa) e la Slovenia ha iniziato la costruzione di un muro sul confine con la Croazia. Non da ultimo, in seguito ai sanguinosi attentati di Parigi del 13 novembre, la Francia ha dichiarato lo stato d\u2019emergenza e ha militarizzato i confini per prevenire fughe ed arrivi di potenziali terroristi. In una sorta di effetto a catena, si prospettano per tutti gli stati europei delle riduzioni drastiche nelle libert\u00e0 di movimento e un deciso rafforzamento dei controlli di sicurezza in ogni zona di transito. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si sta assistendo alla ricomparsa di un confine interno allo \u201cspazio Schengen\u201d sempre pi\u00f9 fortificato, alla moltiplicazione di muri che scandiscono il tempo della \u201ccrisi dei migranti\u201d ed i confini esterni dell\u2019Europa; e queste immagini non possono che farci riflettere sulla crisi istituzionale del progetto europeo di integrazione e libert\u00e0 di movimento: \u00abLa chiusura delle frontiere non pu\u00f2 che configurarsi come\u00a0una reazione a catena\u00bb (Mezzadra, 2015).\u00a0<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2528\" style=\"width: 551px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12270476_491757127662863_1810275417_n.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-2528\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2528\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12270476_491757127662863_1810275417_n-300x240.jpg\" alt=\"12270476_491757127662863_1810275417_n\" width=\"541\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12270476_491757127662863_1810275417_n-300x240.jpg 300w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12270476_491757127662863_1810275417_n-600x480.jpg 600w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12270476_491757127662863_1810275417_n-800x640.jpg 800w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/12270476_491757127662863_1810275417_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 541px) 100vw, 541px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2528\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Immagine &#8220;Berlin Wall&#8221; di John Antono\u00a0<\/strong><\/span><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ma qual \u00e8, nello specifico, il rapporto tra confini e migrazione? L\u2019antropologo americano Nicholas De Genova ha provato a dare una risposta sottolineando un aspetto importante del ruolo del confine nella descrizione di quello che chiama \u201c<em>Border Spectacle<\/em>\u201d, termine che conia prendendo le mosse dalle analisi di Foucault sulla governamentalit\u00e0 e di Debord sulla Societ\u00e0 dello Spettacolo. Per usare le parole dello stesso autore: \u00abla peculiare performativit\u00e0 teatrale del controllo dei confini e dell\u2019applicazione delle leggi sull\u2019immigrazione fornisce perennemente una scena feticizzata di \u201cesclusione\u201d, che non cessa di mascherare (ma anche di rivelare selettivamente) ci\u00f2 che chiamo l\u2019\u201cosceno\u201d dell\u2019inclusione dei migranti come forza lavoro (subordinata, illegalizzata), e che contemporaneamente reifica in modo sistematico l\u2019\u201cillegalit\u00e0\u201d del migrante come un problema di trasgressione dei confini, dissimulando cos\u00ec la produzione legale dell\u2019\u201cillegalit\u00e0\u201d del migrante\u00bb [De Genova 2013b:168]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Peculiare di questo spettacolo \u00e8 la selettivit\u00e0 dei suoi riflettori: il carattere di clandestinit\u00e0 viene impresso solo su alcuni corpi e su certi flussi migratori, mentre altri sono marcati come legali, professionali, studenti, ammissibili. In questo processo la migrazione \u00e8 resa governabile, la produzione di illegalit\u00e0 \u00e8 resa legale. La presenza imponente dello Stato lungo i propri confini \u00e8 quindi una performance in cui l\u2019attribuzione di clandesitinit\u00e0, insieme ad altre tecniche e dispositivi (l\u2019attesa, la detenzione, il riconoscimento biometrico, il respingimento, le documentazioni mancanti, le interviste etc\u2026) agisce per gestire e amministrare il transito delle persone (cfr. Casas-Cortes 2014). Linguaggio ed immagini, testi e sottotesti, accuse ed insinuazioni, come pure una ridondante grammatica visuale, costituiscono il fondamento di questo spettacolo e contribuiscono all\u2019oggettivazione dello statuto di illegalit\u00e0 del migrante, possibile anche e soprattutto tramite la cecit\u00e0 nei confronti di tutte quelle revisioni e modifiche che sono alla base delle leggi sull\u2019immigrazione (\u201cla produzione legale dell\u2019illegalit\u00e0\u201d). L\u2019enfasi posta dai governi sui confini, interpretati come il luogo di atti sovrani di decisione e di eccezione (come nei casi sopracitati di sospensione degli accordi di Schengen) e la loro spettacolarizzazione fatta di preoccupazioni per la sicurezza, <em>raids<\/em>, detenzioni e deportazioni, secondo De Genova, accompagnano in maniera complementare la banalit\u00e0 dell\u2019inclusione tacita e invisibile di una forza lavoro subordinata, precaria e ricattabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Secondo questa analisi, le migrazioni stesse sono costitutive dei confini in quanto li sfidano, oltrepassano e provocano un loro rimodellamento e protezione da parte degli attori statali. Dal punto di vista dello Stato, la migrazione \u00e8 un \u201ceccesso\u201d che deve essere continuamente ridimensionato, controllato e governato da provvedimenti politici che invocano il confine come stabile e perennemente sotto controllo, il tutto, in definitiva, in vista di una inclusione selettiva. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"> Ci\u00f2 forse non \u00e8 valido per ogni confine, ma i confini che stanno riacquisendo sempre pi\u00f9 vigore e visibilit\u00e0 nell\u2019Europa del 2015 costituiscono una delle tecnologie predominanti per la gestione della mobilit\u00e0 delle popolazioni e per la loro catalogazione come intrinsecamente diverse nell\u2019ampia categoria di \u201cmigranti\u201d. Una prospettiva che invece pensi ai confini come spazi politici, economici, sociali e culturali, oggetto di tensioni, contestazioni e conflitti permetter\u00e0 forse di superare questa rigida distinzione e di prendere in considerazione il carattere arbitrario e instabile di ogni confine (cfr. Casas-Cortes 2014). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">E&#8217; lecito forse domandarsi, a questo punto, quanto i confini siano da considerarsi i limiti convenzionali di legislazioni, amministrazioni e percezioni spaziali degli abitanti di un contesto, piuttosto che frutto di una datit\u00e0 naturale che permette di definire ci\u00f2 che \u00e8 altro, diverso, esterno e quindi nemico per la sua semplice estraneit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/tipo-1.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2564\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2563 size-thumbnail alignright\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/tipo-1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Fosco Bugoni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/index.php\/it\/fosco-bugoni\/\"><span style=\"color: #000000;\">Info<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><sup>1<\/sup>Ouvroir de Litt\u00e9rature Potentielle, ovvero &#8220;officina di letteratura potenziale&#8221;, collettivo di scrittori, filosofi e matematici attivo a Parigi negli anni \u201960-\u201970, fondato nel 1960 da Raymond Queneau e Fran\u00e7ois Le Lionnais. Tra gli esponenti di spicco, oltre ai gi\u00e0 accennati Perec e Queneau, anche Italo Calvino, Marcel Duchamp e Jacques Roubaud.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><sup>2<\/sup>Prospettiva in auge nella scuola struttural-funzionalista britannica tra il 1930-50 che postulava, a scopo di analisi, la staticit\u00e0 dei sistemi culturali, pensati appunto come degli isolati in equilibrio. Il mosaico fa delle culture \u00abuna specie di contenitori chiusi in cui sarebbero riposte le \u201ctradizioni autentiche\u201d di una comunit\u00e0, di un popolo o di una nazione\u00bb (Fabietti 2013: 24)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Barth, F.,\u00a0<em>Ethnic groups and boundaries<\/em>, Little Brown, New York, 1969<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Casas-Cortes, M., Cobarrubias, S., De Genova, N., Garelli, G., Grappi, G., Heller, C., Hess, S., Kasparek, B., Mezzadra, S., Neilson, B., Peano, I., Pezzani, L., Pickles, J., Rahola, F., Riedner, L., Scheel, S. e\u00a0Tazzioli, M.,\u00a0<em>New Keywords: Migration and Borders<\/em>. Cultural Studies, 29(1), 2014<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">De Genova, N.,\u00a0<em>Spectacles of migrant \u2018illegality\u2019: the scene of exclusion, the obscene of inclusion<\/em>. Ethnic and Racial Studies, 36(7), 2013<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Fabietti, U.,\u00a0<em>L&#8217;identit\u00e0\u0300 etnica,<\/em>\u00a0Roma, Carocci, 2013<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Perec, G.,<em>\u00a0Specie di spazi<\/em>. Torino, Bollati Boringhieri, 1989<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Remotti, F.,\u00a0<em>Noi, primitivi<\/em>. Torino, Bollati Boringhieri, 1990<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Sitografia<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Mezzadra S. (2015),\u00a0<em>Europa: ce la facciamo?,<\/em>\u00a0consultabile in :\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">http:\/\/www.euronomade.info\/?p=6053<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">(2013b) Forum: \u201cFoucault, Migrations, Borders\u201d Responses by Nicholas De Genova, Brett Neilson, and William Walters.<em> Materialifoucaultiani.org<\/em>, (2015). Volume II, numero 3,\u00a0consultabile in : http:\/\/www.materialifoucaultiani.org\/it\/rivista\/volume-ii-numero-3.html<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; \u00abI Paesi sono separati gli uni dagli altri da frontiere. 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