{"id":3323,"date":"2016-04-01T10:02:11","date_gmt":"2016-04-01T10:02:11","guid":{"rendered":"http:\/\/antrodichirone.com\/?p=3323"},"modified":"2021-07-28T07:55:30","modified_gmt":"2021-07-28T07:55:30","slug":"quando-i-giorni-sono-dei-il-tempo-e-il-calendario-nella-mesoamerica-precoloniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.antrodichirone.com\/index.php\/it\/2016\/04\/01\/quando-i-giorni-sono-dei-il-tempo-e-il-calendario-nella-mesoamerica-precoloniale\/","title":{"rendered":"Quando i giorni sono d\u00e8i. Il tempo e il calendario nella Mesoamerica precoloniale"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpsso-pinterest-pin-it-image\" style=\"display:none !important;\">\n<\/div><!-- .wpsso-pinterest-pin-it-image -->\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_3324\" style=\"width: 870px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03.jpg\" rel=\"attachment wp-att-3324\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-3324\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3324 size-large\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-1024x987.jpg\" alt=\"lupo_calendario03\" width=\"860\" height=\"829\" srcset=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-1024x987.jpg 1024w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-300x289.jpg 300w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-768x740.jpg 768w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-600x578.jpg 600w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-1200x1156.jpg 1200w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/lupo_calendario03-800x771.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 860px) 100vw, 860px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3324\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Immagine realizzata da Matteo Vitali<\/strong><\/span><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come affermato dal noto antropologo esperto del mondo mesoamericano Miguel Leon Portilla \u00ab[\u2026] <strong>per i mesoam\u00e9ricani per esistere bisognava osservare il cielo<\/strong>. Senza gli osservatori del cielo non si sarebbe sviluppato l\u2019<em>ethos<\/em> di questo popolo, lo spirito che lo contraddistingue, il suo genio particolare\u00bb [Aveni, 1993:217]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le grandi societ\u00e0 precolombiane che occupavano la grande area culturale chiamata Mesoam\u00e9rica (comprendente la parte centro-meridionale dell\u2019odierno Messico, Belize, Guatemala, Honduras, Costarica e Nuova Guinea) erano fortemente influenzate, praticamente ossessionate, dal tempo. Presso i Maya e gli Aztechi il calendario ha infatti raggiunto una delle forme pi\u00f9 complesse della storia umana e rappresenta proprio una delle massime realizzazioni intellettuali dei popoli nativi (cfr. Lupo, 2002). <\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In qualsiasi iscrizione Maya le prime informazioni sono sempre riferimenti temporali.<\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sembra che i sovrani usassero proprio il tempo, le conoscenze calendariali e tutti i relativi indicatori naturali come veicoli per legittimare il proprio potere. L\u2019ordine della natura era reso manifesto attraverso il governo della societ\u00e0 (cfr. Aveni, 1993); \u00able \u00e8lites governanti equiparavano l\u2019ordine sociale a quello cosmico, costruendo giustificazioni trascendenti in grado di legittimare il proprio status di garanti di tale ordine\u00bb [Lupo, 2002:22]. Risulta evidente la comparazione con l\u2019occidente, dove il potere politico veniva definito proprio \u201ctemporale\u201d, ad indicare la delega al governo degli uomini in base a una forza ultraterrena, quindi divina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le prime forme di calendario mesoamericano risalgono probabilmente al primo millennio a.C. per opera degli Olmechi e Zapotechi che parallelamente svilupparono la numerazione vigesimale*. \u00abIl sapere calendariale scaturiva soprattutto dall\u2019osservazione dei corpi celesti e dal calcolo matematico con il quale si pretendeva di sviscerare le leggi e le sequenze delle azioni divine\u00bb [Lopez Austin, in Lupo, 2002:5].<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il giorno rappresentava l\u2019unit\u00e0 fondamentale di tempo<\/strong> e ancora oggi viene chiamato <em>Kin<\/em> (in lingua Maya), termine che indica in maniera onnicomprensiva anche il sole e il tempo in generale. \u00abIl tempo \u00e8 il ciclo stesso del sole, non un\u2019entit\u00e0 separata [\u2026]\u00bb [Aveni, 1993:226]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I Maya, gi\u00e0 prima degli Aztechi, credevano che le transazioni celesti del sole (alba e tramonto) governassero il loro destino e addirittura il singolo giorno veniva concepito come manifestazione di una divinit\u00e0. Esistevano pertanto in base a queste considerazioni giorni buoni, giorni nefasti e giorni adatti per svolgere determinate attivit\u00e0 (<em>Ibidem<\/em>). <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Dai reperti inoltre notiamo come le persone portassero assieme al loro nome anche delle date. Probabilmente si trattava delle date di nascita, proprio perch\u00e9 avendo ogni giorno una sua influenza e una sua rilevanza risultava di particolare importanza \u201cil giorno in cui \u201cci si presentava al mondo\u201d, il momento in cui ci si esponeva alle forze del cosmo (cfr. Lupo, 2002).<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline; color: #000080;\"><strong><span>Come si strutturava il calendario? <\/span><\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si basava (e in un certo senso si basa ancora, visto che anche oggi gli indovini, che perpetrano e mantengono vive alcune delle pratiche rituali del passato, utilizzano come riferimento proprio il calendario \u201coriginale\u201d) sulla sovrapposizione di due diversi cicli: quello solare di 365 giorni, il cosiddetto \u201canno vago\u201d (<em>Haab<\/em> in lingua Maya o <em>Xihutl<\/em> in azteco) e quello sacro, rituale, di 260 giorni (<em>Tzolkin<\/em> in maya o <em>Tonalpohualli<\/em> in lingua azteca). I due diversi sistemi calendariali non agivano in successione ma contemporaneamente, vanno considerati quindi in parallelo (\u00e8 come se il calendario rituale si ripetesse quasi una volta e mezzo all\u2019interno di quello solare), pertanto\u00a0ogni singolo giorno veniva contraddistinto da due diverse tipologie di coordinate, quelle dell\u2019anno solare e quelle del ciclo rituale.<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span style=\"color: #000000; text-decoration: underline;\">Anno di 365 giorni:<\/span><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Composto da 18 mesi di 20 giorni ciascuno ai quali vanno aggiunti sul finire dell\u2019anno 5 giorni intercalari reputati infausti (18&#215;20 = 360, 360+5 = 365 giorni). Questo anno viene definito vago in quanto risulta pi\u00f9 breve rispetto l\u2019esatta durata di quello astronomico (cfr. Lupo, 2002). Al contrario di altre popolazioni risulta evidente come il ciclo annuale solare non venisse suddiviso esattamente seguendo il ciclo lunare, infatti il mese lunare non dura solo 20 giorni. Probabilmente queste popolazioni sono rimaste fedeli al conteggio vigesimale e hanno ripetuto tante volte 20 fino ad approssimarsi il pi\u00f9 possibile con i 365 giorni effettivi, aggiungendo poi i 5 giorni rimanenti, come fosse un mese supplementare, periodo ritenuto infausto proprio perch\u00e9 al di fuori dell\u2019 \u201canno normale\u201d (cfr. Aveni, 1993).<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Anno di 260 giorni:<\/span><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Composto dalla combinazione di 13 numeri (giorni) con 20 simboli, o nomi calendariali (ad esempio \u201c1-alligatore\u201d, \u201c2-vento\u201d, \u201c5-serpente\u201d, ecc.), dove il primo simbolo dava il nome all\u2019intera tredicina, nonostante poi i singoli giorni venissero accostati ai singoli simboli. Interessante notare come essendo un sistema di combinazioni sequenziali affinch\u00e9 si ripresentasse ad esempio la data \u201c1-giaguaro\u201d della tredicina del giaguaro doveva trascorrere un ciclo completo che comprendesse tutte le 260 combinazioni possibili, ciclo che quindi terminava per ricominciare ogni 52 anni. (cfr. Lupo, 2002).<\/span>\u00a0<span style=\"color: #000000;\">Il periodo di 52 anni era chiamato \u201clegatura degli anni\u201d e aveva una grande importanza religiosa. Al suo scadere venivano celebrate cerimonie volte a scongiurare il pericolo che il mondo avesse fine. <\/span><span style=\"color: #000000;\">Gli Aztechi credevano infatti che le ere precedenti (se ne contano quattro) fossero state distrutte in corrispondenza della fine di uno di questi cicli dai cataclismi prodotti dalle diverse divinit\u00e0 (I<em>bidem<\/em>). <\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000080;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\"><span>Perch\u00e9 i 260 giorni? Due sono le ipotesi pi\u00f9 accreditate.<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La prima si rif\u00e0 direttamente al profondo rapporto che esisteva tra la natura e le popolazioni della Mesoam\u00e9rica precoloniale. Gi\u00e0 gli Olmechi identificavano il potere del re con la capacit\u00e0 di mediare con le divinit\u00e0 naturali, essendo la societ\u00e0 ancora e soprattutto agricole; il ciclo vegetativo era un elemento fondamentale le divinit\u00e0 erano spesso raffigurate proprio con elementi vegetali. Tra questi elementi vegetali ce ne \u00e8 uno che prevale sugli altri, il Mais, ed \u00e8 proprio di circa 260 giorni il tempo necessario alla sua maturazione (cfr. Earle-Snow, 1985; Lupo, 2002; Aveni, 1993). <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La seconda teoria invece si basa sulla durata della gestazione umana. Dal momento della prima mancata mestruazione al parto infatti trascorrono circa 9 mesi che corrispondono appunto a 260 giorni. Appare subito evidente la forte connessione che viene a generarsi tra il microcosmo interno di un singolo individuo e il macrocosmo esterno (<em>Ibidem<\/em>).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si pu\u00f2 desumere dalle precedenti considerazioni come il calendario mesoamericano non fosse soltanto concepito come sistema di registrazione e misurazione del tempo o di fenomeni astronomici. \u00c9 importante ricordare come la costruzione di senso intorno al calendario ruotasse sicuramente intorno alla produzione agricola, che andava protetta e curata, sia praticamente che simbolicamente, in quanto mezzo di sostentamento indispensabile e necessario per la comunit\u00e0, non potendo contare su allevamenti intensivi di grandi animali. Tuttavia parliamo soprattutto di un sistema in grado di conferire senso alla realt\u00e0 e agli eventi partendo dal presupposto che ognuno dipendesse da influssi di forze extraumane. Il fluire del tempo veniva concepito come una successione di divinit\u00e0, scandita proprio dall\u2019ordine calendarico, ognuna delle quali imprimeva la propria essenza. Proprio tramite la conoscenza dell&#8217;ordine che regolava le azioni divine l\u2019uomo riusciva ad adeguare la propria condotta. Non vi era nessun luogo e nessun momento che non ricadesse sotto l\u2019influenza delle forze divine, e che quindi fosse privo di significato, di senso, il calendario non serviva a tanto a conoscere il giorno ma piuttosto \u201cche tipo di giorno\u201d (cfr. Lupo, 2002).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/11289704_707368479408839_1866363014_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2074\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-1432 size-thumbnail alignright\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/11289704_707368479408839_1866363014_n-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Dario Bettati<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/index.php\/it\/dario-bettati\/\"><span style=\"color: #000000;\">Info<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">* un tipo di numerazione \u201ca base venti\u201d, quindi non decimale. Probabilmente basata sul conteggio totale delle dita delle mani e dei piedi di una persona.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">Bibliografia<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Aveni, A., <em>Gli imperi del tempo,<\/em> Ed. Dedalo, 1993<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Lupo, A., <em>Scansione del tempo e calendario: l\u2019esempio mesoamericano<\/em>, (Corso di Laurea in Teorie e Pratiche dell\u2019Antropologia, a.a. 2002-2003, Edizioni della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia La Sapienza &#8211; Roma) Ed. a cura di Biblink Service, Roma<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Earle, D., M. e Snow, D., R., &#8220;The origin of the 260-day calendar: the gestation hypothesis reconsidered in light of its use among the Quiche-Maya&#8221;. In Greene Robertson, M., (a cura di), <em>Fifth Palenque Round table<\/em>, San Francisco, 1985<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Gell, A., <em>The antrophology of time. Cultural construction of temporal maps and images<\/em>, Oxford, 1992<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Murk, J. (a cura di),, <em>The Codex Fejevary-Mayer<\/em>, Smashwords Edition, 2014<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Come affermato dal noto antropologo esperto del mondo mesoamericano Miguel Leon Portilla \u00ab[\u2026] per i mesoam\u00e9ricani per esistere bisognava osservare il cielo. 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