{"id":4464,"date":"2016-09-16T12:05:07","date_gmt":"2016-09-16T12:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/antrodichirone.com\/?p=4464"},"modified":"2021-07-28T07:51:41","modified_gmt":"2021-07-28T07:51:41","slug":"dove-il-diritto-non-arriva-i-campi-profughi-offshore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.antrodichirone.com\/index.php\/it\/2016\/09\/16\/dove-il-diritto-non-arriva-i-campi-profughi-offshore\/","title":{"rendered":"Dove il diritto non arriva: i campi profughi offshore"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpsso-pinterest-pin-it-image\" style=\"display:none !important;\">\n<\/div><!-- .wpsso-pinterest-pin-it-image -->\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-4465\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-4465 aligncenter\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n.jpg\" alt=\"14237664_608878342617407_8834094709070756822_n\" width=\"960\" height=\"640\" srcset=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n.jpg 960w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14237664_608878342617407_8834094709070756822_n-800x533.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nella prima settimana di agosto 2016 una massiccia fuga di notizie ha destato scalpore in Australia: il\u00a0<em>The Guardian<\/em> li ha definiti i \u201c<strong><em>Nauru Files<\/em>\u201d<\/strong>, circa 2\u2019000 testimonianze di abusi compiuti nei confronti di richiedenti asilo, soprattutto minori, trapelate dai campi profughi allestiti per conto del governo australiano sull\u2019isola di Nauru. Il terzo stato pi\u00f9 piccolo del mondo (dopo Vaticano e Principato di Monaco), localizzato nell\u2019arcipelago della Micronesia, aveva infatti siglato degli accordi con il governo di Canberra per la realizzazione di centri di detenzione ed identificazione per richiedenti asilo (diretti in Australia) a partire dal 27 settembre 2001 (cfr. Dastyari, 2007).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"> La cosiddetta <strong>\u201c<em>Pacific Solution<\/em>\u201d<\/strong>, elaborata dall\u2019allora governo Howard, consisteva nel ridefinire i territori australiani per designare specifiche zone (migration zones) in cui sarebbe stato possibile approdare e presentare la domanda di protezione internazionale. In tutti i rimanenti territori l\u2019approdo di imbarcazioni non autorizzate fu proibito, chiunque vi avesse messo piede sarebbe stato trasferito verso stati-terzi come Nauru e Papua Nuova Guinea dove avrebbe potuto seguire l\u2019iter burocratico per la determinazione dello status di rifugiato. Il successo (puramente statistico) di questa politica fu evidente: nel periodo che va dal 2001 al 2007, solo 57 richiedenti asilo furono in grado di approdare in Australia nelle zone \u201cconsentite\u201d (cfr. Dastyari, 2007). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche le percentuali di persone giudicate avere fondati timori di far ritorno nei propri paesi d\u2019origine si abbassarono drasticamente con il trasferimento delle pratiche ai governi di Nauru e Papua. Diversi avvocati ed attivisti per i diritti umani iniziarono battaglie legali contro la decisione del governo, ritenendola una chiara violazione del principio fondamentale di non-refoulement (non respingimento), sancito dall\u2019articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1951, ma da agosto 2001 a marzo 2003 le loro richieste di visto per fornire assistenza legale furono ripetutamente negate. Non riconoscendo quei diritti umani fondamentali come la non-discriminazione e l\u2019assistenza legale, queste strutture si configurarono fin dall\u2019inizio come \u201czone d\u2019eccezione\u201d, secondo la definizione di Agamben, \u00abspazi vuoti da ogni legge, zone di anomia nelle quali ogni determinazione giuridica viene disattivata\u00bb [Agamben, 2003:50]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La <em>Pacific Solution<\/em> poteva per\u00f2 contare su un precedente celebre che aveva dimostrato pochi anni prima come i diritti dei rifugiati, e di conseguenza i diritti umani, potessero essere sospesi nello \u201ciato normativo\u201d [Chetail, 2014:31] che si crea tra accordi internazionali e leggi domestiche nazionali volte al controllo della migrazione. Il precedente in questione \u00e8 quello dei rifugiati haitiani e cubani detenuti a Guantanamo tra il 1991 e il 1995. All\u2019inizio degli anni \u201970, gli haitiani perseguitati dal regime di Duvalier avevano iniziato ad intraprendere la traversata di 600 miglia verso la Florida a bordo di imbarcazioni di fortuna. Tra il 1972 e il 1979 arrivarono negli Stati Uniti circa 8&#8217;000 profughi (cfr. Koh, 1995). Negli anni \u201980 i numeri di coloro che cercavano la salvezza affidandosi al mare aumentarono drammaticamente e il governo americano mise in pratica una politica di <em>interdiction and screening<\/em> (interdizione e vaglio): la guardia costiera statunitense inizi\u00f2 ad intercettare i profughi haitiani in alto mare e ad interrogarli a bordo delle proprie navi, coloro che erano ritenuti avere giustificati timori di far ritorno in patria a causa di persecuzioni politiche venivano poi condotti su suolo statunitense per procedere con la domanda ufficiale di protezione*. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nella realt\u00e0 dei fatti, dei 24&#8217;600 haitiani intercettati in quel decennio, solo undici furono scortati negli Stati Uniti, gli altri vennero rimpatriati (cfr. Koh 1995:142; Ratner 1998:90). All\u2019inizio degli anni \u201990, in seguito a brevi colpi di stato militari, una nuova ondata di rifugiati si rivers\u00f2 negli Stati Uniti che, ancora una volta, risposero con una politica di interdizione e controlli a bordo. Nei due anni seguenti circa 54&#8217;000 profughi furono intercettati e reindirizzati verso Haiti nell\u2019assordante silenzio della comunit\u00e0 internazionale (cfr. UNHCR, 1995). La questione ottenne attenzione solo grazie ad avvocati volontari e a network di attivisti per i diritti umani che affrontarono l\u2019amministrazione Bush in numerosi processi giuridici, ottenendo parziali ma significative vittorie. Denunciavano la politica di respingimento per aver violato il principio di <em>non-refoulement<\/em> avendo respinto potenziali rifugiati senza che venisse condotto un accertamento appropriato della loro situazione. Inoltre il rimpatrio forzato di queste persone sarebbe potuto risultare, ed in effetti risult\u00f2 (cfr. UNHCR, 1995), in detenzioni, torture e trattamenti disumani perpetrati dalle autorit\u00e0 haitiane, contravvenendo a diversi articoli della legge statunitense e convenzioni internazionali contro la tortura (cfr. Koh, 1995). <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Temporaneamente impedita nelle procedure di rimpatrio, l\u2019amministrazione Bush opt\u00f2 quindi per una nuova politica: interdizione e detenzione in campi <em>offshore<\/em>. A partire dal novembre 1991 la guardia costiera inizi\u00f2 a trasferire i profughi intercettati (sia quelli positivi al <em>\u201cfear test\u201d<\/em> che quelli negativi) in un campo allestito in fretta nella base navale militare di Guantanamo (Cuba). Lo status speciale del territorio di Guantanamo, acquisito tramite un accordo \u201cunico e perpetuo\u201d stipulato con Cuba nel 1903, che garantisce agli Stati Uniti la \u201ccompleta giurisdizione e il controllo su dette aree\u201d (cfr. Koh, 1995:143), presentava dei vantaggi immediati per la giunta Bush, fra tutti \u00abl\u2019inaccessibilit\u00e0 della base avrebbe impedito a reporters, giornalisti e altri di controllare il trattamento degli haitiani [\u2026] e il governo avrebbe potuto asserire che ai rifugiati non potesse essere garantito alcun diritto legale e costituzionale\u00bb [Koh, 1995:192]. In effetti, il governo americano dichiar\u00f2 che la Costituzione non aveva alcuna valenza nel territorio di Guantanamo, dato che ai rifugiati era consentito presentare domanda di protezione internazionale solo qualora avessero \u201cmesso piede\u201d su suolo americano. La legge statunitense in materia di immigrazione prevede infatti che, al fine di ottenere protezione internazionale, uno straniero \u00abdeve essere fisicamente presente negli Stati Uniti, oppure arrivare negli Stati Uniti dopo essere stato intercettato in acque nazionali o internazionali\u00bb. Il governo poteva dichiarare \u201csenza alcun diritto legale\u201d i profughi detenuti nella base navale in quanto il termine \u201cStati Uniti\u201d, per come esplicitato nell\u2019art. 101 dell\u2019<em>Immigration and Nationality<\/em> Act non comprende il territorio di Guantanamo. Un ulteriore paradosso contrassegn\u00f2 la vicenda dei profughi: a partire dall\u2019autunno 1992 un gruppo di 300 haitiani fu detenuto per pi\u00f9 di un anno e mezzo in una parte isolata del campo, <em>Camp Bulkeley<\/em>, poich\u00e9 risultati positivi al test per l\u2019HIV. Nonostante avessero superato il cosiddetto fear test, l\u2019INS aveva negato loro l\u2019ingresso in USA basandosi su una clausola della legge nazionale che proibiva l\u2019accesso a \u201cstranieri con malattie infettive dannose per la salute pubblica\u201d [Ratner, 1998:196]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Fin dagli inizi dell\u2019epidemia, il dibattito pubblico sull\u2019HIV era stato circondato da isteria e forti pregiudizi e coloro che pi\u00f9 di tutti erano stati stigmatizzati come portatori del morbo erano gli haitiani. Paul Farmer conferma che \u00abpochi altri paesi al mondo sono stati marchiati cos\u00ec in profondit\u00e0 dall\u2019associazione a malattie infettive endemiche come Haiti\u00bb [Farmer, 1992:238]. Questa accusa trov\u00f2 terreno fertile in una serie di stereotipi preesistenti, che Farmer esemplifica cos\u00ec: \u00ab\u00e8 difficile vendere Haiti come un paradiso turistico quando l\u2019immaginario popolare la rende a tutti gli effetti una visita turistica all\u2019inferno. Estrema povert\u00e0, AIDS, bambini ridotti in schiavit\u00f9, zombies, sacrifici vodoo e violenza politica sono solo alcune delle immagini negative che un operatore turistico americano avrebbe potuto incontrare\u00bb [Farmer, 1992:238]. L\u2019etichetta di portatori di AIDS, continua Farmer, era quindi l\u2019ennesimo esempio di una tendenza di lunga data dei nordamericani ad \u00abincolpare le vittime\u00bb, indice di \u00abrazzismo endemico\u00bb e di una \u00abteoria popolare che vede negli Haitiani degli esseri tanto esotici quanto infetti\u00bb (<em>Ivi,\u00a0<\/em>p. 251). L\u2019istituzione di\u00a0<em>Bulkeley Camp<\/em> fu quindi una scappatoia legale che consent\u00ec la detenzione illimitata di persone che era possibile escludere (perch\u00e9 sieropositive) ma non rimuovere (perch\u00e9 giudicate rifugiati genuini), in un limbo di indeterminatezza e di sospensione dei loro diritti pi\u00f9 fondamentali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il modello dei campi profughi<em> offshore<\/em> ebbe per\u00f2 una fortuna considerevole. Nel 1994 un nuovo provvedimento venne emanato per istituire dei \u201cporti sicuri\u201d (\u201c<em>safe havens<\/em>\u201d) in varie localit\u00e0 esterne agli USA, perlopi\u00f9 a Panama, in Honduras e altri paesi caraibici. Guantanamo Bay venne ancora una volta impiegato per \u201caccogliere\u201d i 23&#8217;000 cubani in fuga dal regime castrista intercettati in alto mare nel 1994 (cfr. Koh, 1995). In questa occasione, la Corte Federale d\u2019Appello stabil\u00ec che i rifugiati haitiani e cubani detenuti a Guantanamo e Panama erano effettivamente \u00absenza diritti legali riconosciuti nelle corti degli Stati Uniti\u00bb, e di conseguenza \u00abil primo emendamento non poteva essere applicato nel caso dei migranti o dei loro avvocati americani\u00bb [Koh, 1995:158]. Questo verdetto stabil\u00ec teoreticamente e praticamente le basi per la sospensione di ogni diritto che si realizz\u00f2 nel periodo post 9\/11 con il celebre <em>Patriot Act<\/em>, che forniva ai militari la libert\u00e0 di discriminare e terrorizzare i detenuti di Guantanamo, far loro soffrire la fame e sottometterli a trattamenti disumani (<em>Ibidem<\/em>).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In conclusione, connettendo questi due esempi storici \u00e8 possibile evidenziare una tendenza allarmante di molti stati a derogare dagli obblighi internazionali di fornire protezione e diritti ai rifugiati. Ci\u00f2 viene reso possibile tramite contrattazioni per delegare il trattamento dei migranti a stati-terzi con meno scrupoli, sfruttando scappatoie dagli accordi internazionali e iati normativi presenti nelle legislazioni nazionali. \u00c8 in questo vuoto che la vita umana pu\u00f2 essere spogliata da ogni qualit\u00e0 politica e storica ed essere trattata come \u00abnuda vita\u00bb (cfr. Agamben, 1995). In zone d\u2019eccezione come Guantanamo le persone soffrono, usando le parole di Hannah Arendt, per \u00abla nudit\u00e0 astratta di essere umani e nient\u2019altro\u00bb [Arendt, 1951:257]. In queste condizioni si realizza quindi quella soppressione dell\u2019essere umano come entit\u00e0 politica che per proprio fondamento ha il \u00abdiritto di avere diritti\u00bb (<em>Ibidem<\/em>), tragica ironia esemplificata dal caso dei rifugiati cubani che, \u00abfuggiti dalla Cuba comunista in cerca di diritti negli Stati Uniti, si ritrovarono detenuti indefinitamente dagli stessi Stati Uniti, nella Cuba non comunista, in un luogo nel quale scoprirono altres\u00ec di non godere di alcun diritto\u00bb [Koh, 1995:164].<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/tipo-1.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2564\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2563 size-thumbnail alignright\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/tipo-1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Fosco Bugoni<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/index.php\/it\/fosco-bugoni\/\"><span style=\"color: #000000;\">Info<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">* \u00c8 opportuno ricordare che secondo l\u2019art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, rifugiato \u00e8 \u00abchiunque, nel giustificato timore d\u2019essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dallo Stato di cui possiede la cittadinanza e non pu\u00f2 o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto stato\u00bb [Convenzione sullo Statuto dei rifugiati, capo I, art. 1].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Bibliografia <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Agamben, G. (1995), <em>Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita<\/em>, Einaudi, Torino<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Agamben, G. (2003), <em>Stato d\u2019eccezione. Homo sacer II, 1,<\/em> Bollati Boringhieri, Torino<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Arendt, H. (1958), <em>Le origini del totalitarismo<\/em>, Torino, Einaudi<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Chetail, V. (2014). Are Refugee Rights Human Rights? An Unorthodox Questioning of the Relations between Refugee Law and Human Rights Law in<em> Human Rights and Immigration, Collected Courses of the Academy of European Law<\/em>, R. Rubio-Marin, Oxford: Oxford University Press<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Dastyari, A. (2007),<em> Refugees on Guantanamo Bay: A Blue Print for Australia&#8217;s \u201cPacific Solution\u201d?\u2019,\u00a0<\/em>AQ: Australian Quarterly<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Farmer, P. (1992). <em>AIDS and accusation: Haiti and the geography of blame<\/em>,\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">Oxford: University of California Press, Berkley, California<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000; font-size: 1.5rem;\">Koh, H. H. (1995). <em>America&#8217;s Offshore Refugee Camps&#8217;. Faculty Scholarship Series<\/em>. Paper 2094. (Accessibile al link: http:\/\/digitalcommons.law.yale.edu\/fss_papers\/2094.)\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Ratner, M. (1998), How We Closed the Guantanamo HIV Camp: The Intersection of Politics and Litigation. In <em>Harvard Human Rights Journal Vol. 11<\/em>\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #000000;\">Sitografia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">UNHCR, (1995), Haiti: Prospects for Democracy,\u00a0accessibile al link: http:\/\/www.refworld.org\/docid\/3ae6a6c30.html.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Sui Nauru Files: <\/span><span style=\"color: #000000;\">https:\/\/www.theguardian.com\/australia-news\/2016\/aug\/10\/the-nauru-files-2000-leaked-reports-reveal-scale-of-abuse-of-children-in-australian-offshore-detention <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\">Sulla Pacific Solution, comunicato stampa diramato dall\u2019UNHCR: http:\/\/www.unhcr.org\/47ac3f9c14.html<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Nella prima settimana di agosto 2016 una massiccia fuga di notizie ha destato scalpore in Australia: il\u00a0The Guardian li ha definiti i \u201cNauru Files\u201d, circa 2\u2019000 testimonianze di abusi <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/index.php\/it\/2016\/09\/16\/dove-il-diritto-non-arriva-i-campi-profughi-offshore\/\">&#8230; Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4465,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[4905,4911,2],"tags":[1196],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.0 - 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