{"id":9320,"date":"2019-01-23T15:16:26","date_gmt":"2019-01-23T15:16:26","guid":{"rendered":"http:\/\/antrodichirone.com\/?p=9320"},"modified":"2021-07-28T07:40:50","modified_gmt":"2021-07-28T07:40:50","slug":"dalla-parte-di-cenerentola-una-critica-alla-critica-di-genere-sulle-principesse-disney","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.antrodichirone.com\/index.php\/it\/2019\/01\/23\/dalla-parte-di-cenerentola-una-critica-alla-critica-di-genere-sulle-principesse-disney\/","title":{"rendered":"Dalla parte di Cenerentola: una critica alla critica di genere"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpsso-pinterest-pin-it-image\" style=\"display:none !important;\">\n<\/div><!-- .wpsso-pinterest-pin-it-image -->\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/50521785_1640581366087541_7282972436054671360_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-9322 alignright\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/50521785_1640581366087541_7282972436054671360_n.jpg\" alt=\"\" width=\"367\" height=\"529\" data-wp-pid=\"9322\" srcset=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/50521785_1640581366087541_7282972436054671360_n.jpg 667w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/50521785_1640581366087541_7282972436054671360_n-208x300.jpg 208w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/50521785_1640581366087541_7282972436054671360_n-640x921.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ospite di <i>Ellen DeGeneres<\/i>, Keira Knightley ha dichiarato, poco prima di presentare il nuovo film Disney <em>Lo schiaccianoci e i Quattro Regni<\/em>, di cui \u00e8 una delle protagoniste, che alcuni cartoni animati della stessa casa di produzione sono vietati nella sua famiglia. Nota sostenitrice dei diritti delle donne, l\u2019attrice inglese si \u00e8 lanciata contro due personaggi Disney in particolare: Cenerentola (protagonista dell\u2019omonimo film del 1950) e Ariel (protagonista de <em>La Sirenetta<\/em> del 1989), la prima accusata di guardarsi attorno in attesa di un ricco uomo che la salvi, \u00abSalvati da te!\u00bb ha consigliato Keira alla principessa Disney e la seconda di aver rinunciato alla sua voce per un bell\u2019uomo. La notizia, diventata immediatamente virale, ha diviso il\u00a0web e se alcuni hanno preso le parti della Knightley, allineandosi senza esitazioni alla sua posizione, molti non le hanno lesinato\u00a0critiche, accusandola di propagandare un\u00a0femminismo &#8220;spicciolo&#8221; o di voler cavalcare l\u2019onda di una\u00a0polemica\u00a0del tutto priva di fondamento. Sembra allora interessante partire da questo <i>frame<\/i> per esaminare, da un punto di vista antropologico, un tema complesso che infiamma gli animi dei <i>fans<\/i> come di studiosi e studiose: quello delle <strong>principesse Disney<\/strong>.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nel decennio 1989-1998, nel periodo noto come &#8220;Rinascimento Disney&#8221;, gli <i>Studios <\/i>hanno realizzato una decina di titoli destinati a diversi premi Oscar e a grandi successi al botteghino<i>.<\/i> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 un periodo che vede succedersi personaggi femminili come Ariel, Belle, Jasmin, Pocahontas e Mulan, che, se per alcuni incarnano un nuovo modello di femminilit\u00e0, inedito rispetto alla tradizione disneyana, per altri (e soprattutto altre), sotto la maschera superficiale del politicamente corretto o dell\u2019esotismo di maniera, sono in perfetta continuit\u00e0 con l\u2019etnocentrismo e l\u2019<strong>ideologia patriarcale<\/strong> e benpensante che caratterizzano gli <i>Studios<\/i> [cfr. Youngs, 1999; Morrison, 2014; Dundes\u2013Streiff, 2016]. Emblematico, in questo senso, \u00e8 il film d\u2019animazione \u201cMulan\u201d, spesso lodato per essere una storia sulla rottura dei confini e dei ruoli di genere convenzionali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non \u00e8 d\u2019accordo Gillian Youngs, che, pur osservando che l\u2019obiettivo della protagonista \u00e8 il riconoscimento dei suoi diritti, aggiunge che ci\u00f2 avviene nei termini di un \u00abambiente militare maschilista\u00bb; Mulan \u00e8, nelle parole di Youngs, uno \u00abpseudo [uomo] o il surrogato di un uomo\u00bb [Youngs, 1999:312], che prende il posto del figlio maschio che la sua famiglia non ha avuto. Cos\u00ec, invece di celebrare le molteplici possibilit\u00e0 di essere donna, la storia del personaggio porrebbe il divenire uomo quale unica alternativa al <strong>tradizionale ruolo femminile nella societ\u00e0<\/strong> [<i>ibidem<\/i>].<\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A partire dal 2009, anno in cui esce <em>La principessa e il ranocchio<\/em>, gli <i>Studios<\/i> tornano a mettere in scena storie tratte dalla tradizione fiabesca<i> <\/i>incentrate su giovani protagoniste femminili. <\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sono gli anni di Tiana, Rapunzel, Merida, le sorelle Anna ed Elsa e di Moana, ufficialmente \u201cincoronate\u201d, diversamente dalle principesse precedenti, con cerimonie <em>ad hoc<\/em> in <i>live-show <\/i>e nel caso di Merida previo un (discusso) <em>restyling<\/em> che ha reso il look dell\u2019eroina Pixar pi\u00f9 vicino ai romantici standard disneyani. Diversamente da Mulan, Merida, la principessa di <em>The Brave<\/em> (2012), vuole essere rispettata in quanto donna e lotta per scegliere il suo destino. Diversi sono i modi in cui <strong>rompe i <i>clich\u00e9<\/i><\/strong> del mondo delle principesse Disney, non ultimo il suo aspetto, caratterizzato dalla grande massa di spettinati riccioli rossi, ribelli anche agli sforzi materni di chiuderli in una cuffia, quando la madre cerca di vestire la figlia in modo appropriato per l\u2019incontro con i membri degli altri clan [cfr. Morrison, 2014]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nel film Merida sfugge alla classica trama incentrata sulla principessa che trova l\u2019amore del principe azzurro: la sua storia \u00e8 quella di una giovane donna che scopre se stessa partendo dal rapporto con la madre e dalla risoluzione dei problemi peculiari di tale relazione [<i>Ibidem<\/i>]. Ci\u00f2, per la letteratura femminista, \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante se si pensa che, in quasi tutti i film precedenti della Disney, la madre della protagonista \u00e8 morta o, comunque, relegata al margine della storia<sup>1<\/sup>; l\u2019esplorazione del rapporto fra due donne fra loro vicine, che sar\u00e0 poi ripreso in <em>Frozen<\/em> (2013), mette in risalto un momento fondamentale della vita di una donna, evidenziando dinamiche familiari lontane dal classico romanticismo Disney [Morrison, 2014; Tanner et al, 2003]. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Viene da chiedersi se <span style=\"color: #ff0000;\"><strong>una lettura delle principesse che le descrive come rappresentazioni stereotipate del patriarcato non rischi forse di offuscare sia la storicit\u00e0 dei personaggi sia le loro stesse qualit\u00e0 agentive.<\/strong><\/span>\u00a0Non si dovrebbe andare oltre ci\u00f2 che avviene esplicitamente sotto gli occhi dello spettatore, superando quello che Farmer definisce \u00abl\u2019etnograficamente visibile\u00bb [Farmer, 2004:305], per comprendere le numerose e intriganti sfaccettature di un fenomeno che ha percorso (e percorre) pi\u00f9 di cento anni della storia del costume occidentale?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si prenda Cenerentola, per esempio, che Keira Knightley sollecita a \u201csalvarsi da s\u00e9\u201d, una giovane donna cresciuta all\u2019ombra della matrigna e delle due sorellastre. <\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Colette Dowling, autrice del fortunato <i>The Cinderella Complex <\/i>(1981), ha descritto Cenerentola come l\u2019emblema della donna che ha paura della libert\u00e0 e dell\u2019indipendenza, bisognosa di qualcuno su cui appoggiarsi, che lenisca l\u2019ansia delle sue stesse ambizioni. Ma \u00e8 davvero al matrimonio che aspira Cenerentola? Quando canta dei suoi sogni<sup>2<\/sup> non nomina mai l\u2019amore: parla di felicit\u00e0, di spensieratezza e della libert\u00e0 di essere se stessa, di riscatto personale, insomma, non diversamente da come faranno eroine pi\u00f9 moderne come Ariel, Tiana ed Elsa. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nel modo di muoversi della dolce, premurosa e obbediente Cenerentola fra le stoviglie, i secchi e la biancheria sporca, vi \u00e8 una giocosit\u00e0 che inscrive nello stesso atto del quotidiano servire la matrigna e le sorellastre una sottile ribellione. Si fa qui riferimento alla teoria proposta da Erving Goffman in <em>La vita quotidiana come rappresentazione<\/em>\u00a0(1969), in cui il sociologo descrive le prestazioni teatrali che si verificano nelle interazioni faccia a faccia. Egli sostiene che in un&#8217;interazione sociale, come in uno spettacolo teatrale, c&#8217;\u00e8 un&#8217;area sul palco dove gli attori (gli individui) appaiono davanti al pubblico, in cui si offre una <strong>versione di s\u00e9 positiva<\/strong>, adeguate all\u2019impressine che si desidera fare. In questo senso possiamo leggere la dolcezza e l\u2019ubbidienza di Cenerentola. Ma c&#8217;\u00e8 anche un <em>backstage<\/em>, un&#8217;area privata, in cui gli individui possono essere se stessi e abbandonare il proprio ruolo e la propria identit\u00e0 sociale. Ed \u00e8 in questo spazio, per Cenerentola rappresentato dalla cucina, dalla soffitta, o dai momenti di solitudine, in cui emerge il desiderio di ribellione della giovane. Una ribellione che, non a caso, si pu\u00f2 trovare, ancora, nella cura riposta verso i topi, anche loro soggetti (nel doppio senso che Foucault d\u00e0 al termine) alle angherie e alle minacce poste da Lucifero, il gatto di casa, in un gioco di specchi fra umani e animali. La relazione di Cenerentola con i topolini \u00e8 stata vista da diverse studiose femministe, fra cui Naomi Wood, come una metafora dei doveri materni a cui la donna, in una visione patriarcale delle famiglia, dovrebbe sottostare [1996: 32]. Ma, ci si chiede,<strong> i topi, ospiti sporchi e tradizionalmente sgraditi in casa, non potrebbero essere l\u2019alter ego animale di Cenerentola?<\/strong> Pi\u00f9 che essere (solo) curati dalla giovane, agiscono come compagni e complici, lavorando, per esempio, al vestito per il ballo che lei non pu\u00f2 realizzare e concorrendo, cos\u00ec, alla realizzazione del suo sogno. \u00c8 chiaro che in Cenerentola c\u2019\u00e8 una capacit\u00e0 performativa che non vi era, per esempio, in Biancaneve: alla paura e allo smarrimento, ella oppone una certa giocosit\u00e0, quasi del sarcasmo, con cui accompagna i suoi doveri quotidiani, come quando apostrofa Lucifero, il gatto della matrigna, la mattina, quando lo sveglia:<em> &#8220;[\u2026] So bene che a Sua Altezza dispiace far colazione cos\u00ec presto. Non certamente un\u2019idea mia quella di servirti per primo! Questi sono gli ordini&#8221;<\/em>. Ancora si pu\u00f2 scorgere il tentativo di gestire il dominio di un\u2019autorit\u00e0 ingiusta e arbitraria quando sveglia l\u2019amato cane Tobia e, quasi facendo il verso a Freud, lo rimprovera per il sogno in cui ha la meglio su Lucifero: i sogni, spiega al cane, possono rappresentare imprudenti desideri che vanno, dunque, messi a tacere [cfr. Wood, 1996:34].<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Lo stesso Walt Disney, racconta Naomi Wood, aveva immaginato Cenerentola come un personaggio dalla forte personalit\u00e0<\/span><\/strong>, ben diverso da quello della fiaba di Perrault, arrivando fino ad arricchirla con qualche debolezza umana, che l\u2019autrice rintraccia, per esempio, nella malizia delle smorfie con cui Cenerentola sottolinea l\u2019incapacit\u00e0 nel canto delle sorellastre [Cfr. Wood, 1996] e aggiunge che, nonostante le angherie della sua famiglia acquisita, la giovane reagisce con positivit\u00e0 e ribellione quando dice, per esempio: &#8220;<em>Meno male, per\u00f2, che nessuno pu\u00f2 impedirmi di sognare<sup>3<\/sup>&#8220;<\/em>. Certo allo spettatore contemporaneo, le azioni e le parole di Cenerentola possono apparire piuttosto deboli, ma va tenuto a mente che i classici Disney, inevitabilmente, raccontano l\u2019epoca in cui sono stati realizzati, con i suoi modi e i suoi valori; l\u2019obbedienza di Cenerentola pu\u00f2 essere vista come la <strong>dignit\u00e0 di una giovane donna che si trova ad affrontare una situazione insostenibile<\/strong>, ma che non si lascia mai andare alle lacrime pubblicamente, n\u00e9 alle recriminazioni, al risentimento o alla rassegnazione, cos\u00ec come si chiedeva alla donna americana nel dopo guerra, in un clima dominato dal \u201csogno americano\u201d. In questa stessa chiave potremmo leggere anche il suo sogno di partecipare al ballo, uno spiraglio di luce nell\u2019annichilimento in cui vive. Wood scrive che il sogno di Cenerentola si realizza perch\u00e9 \u00e8 limitato (e limitante), aggiungendo che: \u00abI sogni della Cenerentola di Disney sono sogni \u201cdomestici\u201d che assimilano l\u2019ideologia strutturale propria del film. Invece di sfidare lo status quo, in questo film i sogni lo ripropongono, situando ogni sognatore in un\u2019\u201cappropriata\u201d posizione sociale, determinata dalla sua morfologia maschile o femminile<sup>4<\/sup>\u00bb [Wood, 1996:34]. I sogni di Cenerentola sarebbero \u201cfemminili\u201d e, posti in contrasto con quelli di \u201cavventura\u201d tipicamente maschili, obbedirebbero ai grandi costrutti sociali dell\u2019amore, del matrimonio e della procreazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"> In questa prospettiva duale, quindi, a<strong>more e matrimonio non solo si oppongono all\u2019avventura, ma impediscono alle donne di ricercarla<\/strong>. Ma se \u00e8 vero che i tempi non sono ancora maturi perch\u00e9 Cenerentola possa sognare l\u2019avventura come faranno Ariel, Pocahontas o Mulan, si ritiene che il suo sogno \u201cfemminile\u201d, pi\u00f9 che porsi in posizione dicotomica rispetto a quello \u201cmaschile\u201d dell\u2019avventura, sia una diversa sfumatura dello stesso: un\u2019avventura breve, che per la giovane potrebbe concludersi con la fuga rappresentata dal ballo, ma non per questo meno significativa; un sogno \u201cdomestico\u201d, ma non per questo meno dignitoso, se letto in una prospettiva in cui non si vuole sminuire un modo di vita a favore di un altro, anche se questo appare pi\u00f9 adeguato, perch\u00e9 pi\u00f9 intellettuale, moderno e <strong>politicamente corretto<\/strong> [cfr. MacCormack \u2013 Strathern:1980].<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ripercorrendo brevemente la storia di alcune delle principesse Disney, che meriterebbe ben altro spazio, si \u00e8 voluto proporre come possano essere considerati archetipi imperfetti, modelli non necessariamente pericolosi per le bambine e i bambini che guardano i film d\u2019animazione e quanto diano la possibilit\u00e0, per tutte e tutti, una volta abbandonato il regno della fantasia, di avere <strong>strumenti utili per ragionare<\/strong> sui diversi modi di essere e di pensare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Nicoletta Sciarrino<\/strong><\/span><span style=\"color: #000000;\"><strong><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/40819688_312248975997555_3542653527283204096_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-thumbnail wp-image-8767 alignright\" src=\"http:\/\/antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/40819688_312248975997555_3542653527283204096_n-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" data-wp-pid=\"8767\" srcset=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/40819688_312248975997555_3542653527283204096_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.antrodichirone.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/40819688_312248975997555_3542653527283204096_n-480x484.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/antrodichirone.com\/index.php\/it\/nicoletta-sciarrino\/\">Info<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>1\u00a0<\/sup>Dorfman e Mattelart (1975) sostengono che Disney, mettendo in disparte la figura della madre, abbia cercato di omettere la sessualit\u00e0 e il tema della \u201criproduzione\u201d dalle storie; Haas (1995), invece, vede in tale scelta un modo per minimizzare l\u2019importanza dell\u2019eredit\u00e0 materna nella vita della figlia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>2\u00a0<\/sup>Ai fini di questo articolo, si fa riferimento alla versione italiana del film.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>3\u00a0<\/sup>Questa battuta \u00e8 probabilmente pi\u00f9 incisiva nell\u2019originale inglese: &#8220;Well, there\u2019s one thing, they can\u2019t order me to stop dreaming&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>4<\/sup><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Traduzione di Nicoletta Sciarrino.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Aroldi, P., \u201cRi-belle in rosa: figure dell\u2019adolescenza nel franchise delle Principesse Disney\u201d, in Aimo, L., Carpani, R., Peja L. (a cura di), <i>Scena madre.<\/i><i> <\/i><i>Donne personaggi e interpreti della realt\u00e0. Studi per Annamaria Cascetta<\/i>, Vita e Pensiero, Milano-Roma, 2014<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dorfman, A., Mattelart, A., <i>How to read Donald Duck: Imperialist ideology in the Disney comic<\/i>, New York, International General, 1975<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dowling, C.,\u00a0<i>The Cinderella Complex: Women&#8217;s Hidden Fear of Independence<\/i>, Simon&amp;Schuster, 1981<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Haas, L.,<b><i> \u201c<\/i><\/b>Eighty-six the mother: Murder, Matricide, and Good Mothers\u201d,in Bell, E., Haas, L., Sells, L. (a cura di), <i>From Mouse to Mermaid:\u00a0The Politics of Film, Gender, and Culture<\/i>, Indiana University Press, 1995<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dundes, L., Streiff M., \u201cReel Royal Diversity? The Glass Ceiling in Disney\u2019s Mulan and Princess and the Frog\u201d, in <i>Societies,<\/i>\u00a06, 4,\u00a02016<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Farmer, P., \u201cAn Anthropology of Structural Violence\u201d, in <i>Current Anthropology<\/i>, University of Chicago Press, 45, 3, 2004<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Goffman, E., <i>La vita quotidiana come rappresentazione<\/i>, Il Mulino, Bologna, 1969<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Youngs,\u00a0G.,\u00a0\u201cThe Ghost of Snow White\u201d, in\u00a0<i>International Feminist Journal of Politics<\/i>,\u00a01, 2, 1999<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">MacCormack, C., Strathern, M<i>., Nature, Culture and Gender<\/i>, Cambridge U.P., New York, 1980<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Tanner, L. R. e altri, \u201cImages of Couples and Families in Disney Feature-Length Animated Films\u201d, in\u00a0<i>The American Journal of Family Therapy<\/i>, 31, 2003<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Wood, N., \u201cDomesticating Dreams in Walt Disney\u201fs Cinderella\u201d, in<i> <\/i><i>The Lion and the Unicorn<\/i>, 20, 1, Johns Hopkins University,\u00a01996<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Sitografia<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Morrison, D., <i>Brave: A Feminist Perspective on the Disney Princess Movie<\/i>, M.A. tesi, 2014: <a href=\"https:\/\/digitalcommons.calpoly.edu\/cgi\/viewcontent.cgi?article=1178&amp;context=comssp\">https:\/\/digitalcommons.calpoly.edu\/cgi\/viewcontent.cgi?article=1178&amp;context=comssp<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Videografia<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><i>Cenerentola<\/i>, Wilfred J., Hamilton L. e Clyde G., 1950<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><i>Mulan<\/i>, Bancroft T. e Cook B., 1998<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><i>Ribelle &#8211; The Brave<\/i>,<b><i> <\/i><\/b>Mark Andrews e Brenda Chapman, 2012<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ospite di Ellen DeGeneres, Keira Knightley ha dichiarato, poco prima di presentare il nuovo film Disney Lo schiaccianoci e i Quattro Regni, di cui \u00e8 una delle protagoniste, che <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.antrodichirone.com\/index.php\/it\/2019\/01\/23\/dalla-parte-di-cenerentola-una-critica-alla-critica-di-genere-sulle-principesse-disney\/\">&#8230; Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9322,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2,4933],"tags":[4585],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.0 - 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