Il Cantamaggio Ternano: una festa tradizionale

 

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Immagine realizzata da Sarah Sciò

Il Cantamaggio Ternano è una festa calendariale che vede come protagonisti principali la Primavera da un lato e il mese mariano dall’altro, il “Maggio”.

Le feste calendariali sono legate ad un tempo ciclico, definito dalle stagioni e dal raccolto nonché definite da un tempo di pienezza che libera la collettività dalle sue tensioni. Si presentano come una risposta collettiva ritualizzata che si fonda su simboli comuni e condivisi venendo definite come una sorta di racconto che rappresenta eventi ed immagini. La festa tradizionale definisce un tempo sacrale, che rappresenta la ritualizzazione di un evento mitico, che può essere sia di carattere laico (o profano , come la festa del lavoro, della Repubblica), che religioso (detto anche sacro, come feste per un santo patrono, feste mariane, feste comandate). Tale tempo è posto a fondamento dell’ordine sociale e naturale e quindi legato all’identità dei gruppi e alla loro storia (cfr. Giacalone, 1993).


La festa come in questo caso del Maggio, deve essere considerata come l’espressione di un collettivo indefinito che qualifica il popolare e definisce un mondo subalterno al nostro riconoscendo, quindi, i meccanismi simbolici e culturali che agiscono all’interno dei funzionamenti della festa (cfr. Spera, 1993). È proprio in questo contesto che la festa ternana del “Cantamaggio”, si inserisce in questo complesso sistema rituale diffuso in vari contesti del centro Italia. È proprio in questo contesto che si inserisce il “Cantamaggio Ternano”.

È il 30 Aprile 1896 quando un gruppo di cittadini operai, Furio Miselli (famoso ed influente poeta della città di Terni) Ronconi, Turrenti e Trinchi, dopo aver assistito alla rappresentazione dell’Otello al Teatro Verdi, si incamminarono verso Porta Romana e San Martino per festeggiare l’arrivo della primavera. In questo periodo Terni è affollata da immigrati, venuti da tutta Europa, per lavorare alla costruzione delle acciaierie. È in questo contesto che un forte sentimento di identità perduta porta questi quattro amici a cercare una soluzione al “problema”. È con una “passeggiata cittadina” capeggiata in tempi lontani proprio da Furio Miselli e accompagnata da balli e canti, che nasce il Cantamaggio Ternano.

Miselli (oramai personaggio di spicco della città), come raccontano alcuni dei maggiaioli ternani, si ricordò degli antichi e remoti riti arborei che servivano per propiziare il maggio e il ritorno di una buona stagione; è proprio durante la notte tra il 30 Aprile e il 1° Maggio che sceglie di accendere un lume ad olio appeso su di un ramo pieno di fiori bianchi, l’arburittu, per illuminare il cammino. Con il sorgere delle fabbriche, le acciaierie, il carburo di calcio, lo iutificio e dei nuovi quartieri operai, destinati ad un proletariato composto in larga parte da immigrati, si assiste alla trasformazione del modo di vivere e della struttura stessa della città da contadina ad industriale. Dal 1922 dopo la pausa dalla 1ª Guerra Mondiale il Cantamaggio si modifica, iniziano a scendere in piazza i primi carri costruiti sui camion, «dal tardo asinello si passò al camion, per guadagnar tempo nel giro campestre» (“Il Messaggero”, cronaca dell’Umbria, 2 agosto 1930). Durante il periodo fascista il Cantamaggio venne spostato dal 1° Maggio, in quanto celebrazione strettamente legata alla festa dei lavoratori e quindi non accettata dalla dittatura fascista, al 21 Aprile, e questo si protrasse fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Il Cantamaggio del 1944 non fu certo un Cantamaggio lussuoso, nonostante la guerra fosse agli sgoccioli, le “nuove cumitìe” (comitive) non avevano abbastanza denaro per organizzare tutto nei minimi dettagli, ma non si sarebbero mai dimenticati di «un vistoso ramo di quercia da infiocchettare e illuminare con lampioncino» (Manelli). Si riprende il “Cantamaggio a braccio” e gli stornelli antichi, mai dimenticati. Gli anni della seconda guerra mondiale portano anche la morte dei tre dei più importanti fondatori del Cantamaggio Ternano, Trinchi nel 1941, Proietti nel 1944 e Miselli nel 1949, ma una nuova schiera di cantori era già pronta a scendere in piazza per non far dimenticare ai più giovani la tradizione ternana.

Sono tre gli aspetti fondamentali del moderno Cantamaggio ternano che ne caratterizzano i tratti principali:

  1. aspetti economico-politici;
  2. turistici;
  3. sociali.

L’aspetto più complicato è sicuramente quello economico. Dalla fine della seconda guerra mondiale è l’ENAL che si occupa dell’organizzazione della sfilata dei carri venendo finanziati dalle varie circoscrizioni a cui aderivano e dalle fabbriche per cui sfilavano. Dal 1989 è invece l’Ente Cantamaggio Ternano che si occupa della parte finanziaria relativa all’organizzazione della manifestazione e della costruzione dei carri, ma essendo un’associazione senza scopo di lucro i finanziamenti provengono dagli enti locali (Comune, Provincia, Regione e vari assessorati) e da qualche benefattore privato. È ovvio che le stesse amministrazioni cambiano, e cambiano anche le disponibilità economiche da offrire all’Ente Cantamaggio creando una situazione di instabilità.

L’aspetto turistico del Cantamaggio Ternano è recente. Prima della fondazione dell’Ente Cantamaggio Ternano, la manifestazione dei carri era solo per la popolazione locale soprattutto perché l’economia della città era basata solamente sul lavoro dell’acciaieria. Dopo la crisi della fabbrica nel 1994 e nel 2003 la città si rende conto che oltre a concentrarsi esclusivamente sull’economia industriale, deve poter utilizzare anche l’aspetto turistico che il Cantamaggio offre. Da quel momento l’Ente cerca di creare un nuovo sito internet per la divulgazione su larga scala della stessa festa, successivamente è creata una pagina Facebook, ma nonostante i vari tentativi, sembra che la festa sia destinata a rimanere circoscritta alla popolazione ternana. La volontà di lanciare il Cantamaggio ternano su scala nazionale, è probabilmente fallita.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto sociale ricordiamo che i riti del Maggio sono anche legati alla fertilità e all’accoppiamento. Se una giovane coppia in quel giorno fatidico del rinnovamento si unisce, questa feconda unione produrrà, per analogia, la fertilità del suolo e l’abbondanza delle messi. Lo spirito arboreo assomma in sé tutte le virtù fecondatrici e propiziatrici. All’interno dell’organizzazione maggiaiola ternana troviamo i diversi ruoli legati all’uomo e alla donna. Uno degli aspetti più interessanti è quello che durante il cammino e la sosta dei maggiaioli nei casolari si offriva loro del cibo che, al tempo, era una ricchezza. Il ruolo di cucinare e preparare cibi per i maggiaioli era affidato alle donne che imbandivano, per quella sera, doni come uova, salsicce, prosciutto, pane e vino. Con il passare degli anni e dei decenni il ruolo delle donne all’interno della manifestazione è cambiato e si è evoluto: da cuoche sono diventate cucitrici e sarte per i costumi da esibire sui carri, da cucitrici e sarte sono diventate assi portanti nell’organizzazione ed infine, sono entrate a far parte della costruzione del carro assumendo anche il ruolo di progettiste. Per quanto riguarda i ruoli maschili sono rimasti più o meno gli stessi di sempre, gli uomini sono coloro che scrivono le poesie e le canzoni per l’amata e costruiscono i carri allegorici. Nulla è cambiato sulla tradizione di cantare l’amore per l’amata non è mai una donna a cantare l’amore per il suo uomo, ma è l’uomo che si esprime sempre in prima persona e che corteggia la sua donna.

Sarah Sciò

Info

 

 

 

 

Bibliografia

Giacalone F., Feste Umbre: il tempo, lo spazio, i bambini, il cibo, in La festa, il cibo, l’incontro, Arnaud – Cidis, Firenze, Perugia, 1993

Spera, V., Fête et identité de la ville, actes des journées d’études organisées les 25 et 26 Février 1993 au musée national des arts et traditions populaires  par la société d’ethnologie françaiseParigi, 1993

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