Genitori “intelligenti”: come sostenere lo sviluppo identitario dei figli adolescenti

Il 1 giugno si festeggia la Giornata Mondiale dei genitori, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2012, per onorare i genitori di tutto il mondo che ogni giorno si impegnano per crescere i propri figli (A/RES/66/292; United Nations, 2020).

Molti genitori hanno la necessità di lavorare molte ore durante il giorno e allo stesso tempo si trovano a dover affrontare  eventuali difficoltà legate allo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale dei propri figli, tra cui difficoltà scolastiche e di apprendimento, aggressività, refrattarietà alle regole, mancanza di stimoli e interessi, problematiche relazionali tra i pari (Noè, 2019). Inoltre, una grande fetta di criticità riguarda il riconoscere le vocazioni, i talenti e le “intelligenze multiple” (Gardner, 1993) dei propri figli e tramutarle in possibilità di carriera e professioni. In questo contesto, è importante capire come funzioni lo sviluppo identitario e quali risorse e competenze possano aiutare i genitori a superare queste difficoltà e supportare la crescita dei propri figli.

Come si sviluppa l’identità?

Lo sviluppo identitario è un processo che dura tutta la vita e che vede l’individuo superare specifiche fasi e compiti evolutivi (Erikson, 1968). Secondo il primo tra i più grandi studiosi dello sviluppo dell’identità, Erik Erikson (1982), gli individui attraversano otto “stadi psicosociali” per giungere ad una sintesi delle diverse parti del sé. Nello specifico il quinto stadio, che si presenta in età adolescenziale, è caratterizzato da peculiari cambiamenti corporei, cognitivi, emotivi e sociali che determinano un complesso percorso che oscilla tra sviluppo dell’identità e processi di dispersione dell’identità. Ogni adolescente, infatti, sviluppa la sua identità sperimentandosi e identificandosi in diversi ruoli sociali (Pellerone, 2011): figlio, fratello, alunno, amico, membro del gruppo sportivo, membro di associazioni, e così via.

Durante questa fase, la sfida principale è quella di esplorare le proprie vocazioni e potenzialità  (Skorikov e Vondracek, 1998). La scelta vocazionale e professionale, infatti, influenza tutti gli altri domini identitari: valori, politica, religione, relazioni intime, amicizia, ruoli sessuali e famiglia (Balistreri et al, 1995). Come sostiene Super (1957) lo sviluppo della vocazione inizia con l’infanzia e culmina in una scelta scolastico-professionale durante l’adolescenza. Ed è proprio in quest’ultimo periodo che i giovani attraversano una condizione di indecisione e insicurezza legata alle scelte per il loro futuro (Gati & Saka, 2001).

In questo contesto, i genitori hanno un ruolo essenziale nello sviluppo dell’identità e nella costruzione del progetto educativo e professionale dei propri figli (Schultheiss, 2003). 

Quali sono i modi per approcciarsi allo sviluppo identitario dei propri figli?

Esistono tre modalità relazionali che i genitori possono adottare nei confronti delle scelte di carriera dei propri figli (Dietrich e Kracke, 2009; Dietrich & Salmela-Aro, 2013): 

  • Mancanza di impegno, ossia la mancanza di interesse nelle scelte di carriera, alla mancanza di risorse economiche o al fatto di avere poco tempo da dedicare ai loro figli, ad esempio perché hanno un lavoro a tempo pieno o perché sono single. L’assenza della risorsa del sostegno genitoriale è associata a rilevanti difficoltà decisionali; 
  • Interferenza, ovvero un controllo genitoriale eccessivo sulle scelte dei figli, esemplificato dal costringere i figli a prendere decisioni che sembrano loro migliori ma con cui essi non sono d’accordo. I genitori che interferiscono con le scelte di carriera dell’adolescenza possono ostacolare lo sviluppo dell’identità, producendo nei loro figli difficoltà a prendere scelte di identità chiare e diminuendo il loro senso di soddisfazione;
  • Sostegno, tipico dei genitori che forniscono supporto strumentale e orientamento quando richiesto, senza trascurare o interferire con le scelte dei figli. Il supporto genitoriale, infatti, è efficace quando consente lo sviluppo dell’autonomia (Koestner, 2020), promuovendo così soddisfazione e benessere. L’autonomia è uno dei tre bisogni psicologici essenziali per una crescita psicologica e un benessere ottimali (Deci e Ryan, 2000).

In linea con ciò, uno studio di Zammitti, Scuderi, Russo (under review) ha recentemente dimostrato che il supporto genitoriale contribuisce alla formazione dell’identità dei figli. Nello specifico, il grado in cui gli adolescenti si impegnano nel costruire la propria identità professionale, ponendo attenzione a quanto si sentono coerenti con le scelte che stanno facendo, è influenzato da quanto i genitori sostengono le loro scelte e lo sviluppo della loro autonomia.

Cosa può aiutare i genitori a supportare lo sviluppo identitario dei propri figli?

Come molti genitori sanno, non esistono ricette preconfezionate che possano adattarsi all’immensa variabilità dell’esperienza relazionale con i propri figli, ma esistono delle competenze utili a supportare i figli nel loro sviluppo identitario. Tra queste vi è l’intelligenza emotiva (Gottman J., 2015).

L’intelligenza emotiva può essere definita come l’abilità di percepire, valutare, gestire ed esprimere le emozioni (Mayer & Salovey, 1997). Uno dei più grandi studiosi dell’intelligenza emotiva, Daniel Goleman (2011), sostiene che l’intelligenza emotiva sia composta da 5 competenze:

  • Consapevolezza emotiva, che genera la capacità di riconoscere, distinguere, denominare e comprendere le cause le proprie emozioni. Una prima domanda per sviluppare consapevolezza emotiva potrebbe essere “Quante e quali emozioni ho provato nelle ultime 24 ore? Ce n’è stata una che è prevalsa sulle altre?”;
  • Gestione emotiva, che si manifesta prevalentemente attraverso la gestione degli impulsi, dell’aggressività e delle emozioni in generale. Esercizi di respirazione e accettazione con la mindfulness si sono dimostrati un ottimo strumento per aumentare la propria capacità di gestione emotiva (Boccia, Piccardi, Guariglia, 2015)
  • Capacità di sapersi motivare, i cui indicatori principali sono la capacità di dirigere le emozioni verso il raggiungimento di un obiettivo e la tendenza a reagire proattivamente agli insuccessi e alle frustrazioni. Un semplice esercizio per aumentare la motivazione può essere quello della leva piacere/dolore (Noè S., 2017);
  • Empatia, che implica la capacità di sentire le emozioni altrui, assumendo la prospettiva degli altri, pur non vivendo il “sequestro emozionale” [Goleman, 2011, pg. 35]. L’empatia ha profonde radici nelle relazioni primarie ed è connessa con la capacità di mentalizzazione (Caretti, Craparo, Schimmenti, 2013);
  • Gestione efficace delle relazioni interpersonali che determina la capacità di gestire i conflitti, tendendo alla risoluzione delle situazioni, e la capacità di comunicare efficacemente con gli altri (Goleman, 2006). 

È utile sapere che genitori con alti livelli di intelligenza emotiva hanno spesso figli con alti livelli di intelligenza emotiva (Turculeţ, Tulbure, 2014), suggerendo che questa abilità possa essere trasmessa e insegnata. E si sa che le persone, e ancor di più bambini e adolescenti, apprendono innanzitutto per imitazione (Camaioni, Di Blasio, 2007).

Nel percorso di sviluppo dell’identità individuale, tra difficoltà riscontrate e intelligenze multiple ed emotive per fronteggiarle, un obiettivo essenziale per qualunque genitore che vuole porsi come una “base sicura” (Bowlby J., 1989) dovrebbe essere quello di guidare il figlio a scoprire, utilizzare e valorizzare a pieno le proprie risorse e questo può avvenire solo se si promuove lo sviluppo dell’autonomia, liberando tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità (Stewart, Van Joines, 2000).

Angela Russo

Info

 

 

 

Bibliografia

Balistreri, E., Busch-Rossnagel, N. A., & Geisinger, K. F. (1995). Development and preliminary validation of the Ego Identity Process Questionnaire. Journal of adolescence, 18(2)

Boccia, M., Piccardi, L., & Guariglia, P. (2015). The Meditative Mind: A Comprehensive Meta-Analysis of MRI Studies. BioMed Research International, 2015

Bowlby J. (1989). Una base sicura. Raffaello Cortina Editore

Camaioni L. & Di Blasio P. (2007). Psicologia dello Sviluppo. Bologna, Il Mulino

Caretti V., Craparo G., Schimmenti A. (2013), Memorie traumatiche e mentalizzazione. Astrolabio

Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The ‘‘what’’ and ‘‘why’’ of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11

Dietrich, J., & Kracke, B. (2009). Career-specific parental behaviors in adolescents’ development. Journal of Vocational Behavior, 75(2)

Dietrich, J., & Salmela-Aro, K. (2013). Parental involvement and adolescents’ career goal pursuit during the post-school transition. Journal of Adolescence, 36(1)

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Erikson E. (1982). The Life Cycle Completed.

Gardner, H. (1993). Multiple intelligences. New York: Basic Books.

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Goleman D. (2006). Intelligenza Sociale. Rizzoli

Goleman D. (2011). Intelligenza Emotiva. Rizzoli

Gottman J. (2015). Intelligenza emotiva per un figlio. Rizzoli

Koestner, R., Powers, T. A., Holding, A., Hope, N., & Milyavskaya, M. (2020). The relation of parental support of emerging adults’ goals to well-being over time: The mediating roles of goal progress and autonomy need satisfaction. Motivation Science. Advance online publication.

Noè S. (a cura di Russo A.) (2019). Manuali del Master di Secondo Livello in Psicologia della Comunicazione. NoèCom

Nota, L., Mann, L., Soresi, S., & Friedman, I. A. (2002). Scelte e decisioni scolastico-professionali, Giunti, Firenze

Pellerone M. (2011), Identità in transizione e compiti di sviluppo. Attitudini, Interessi e Stili decisioni nel percorso di scelta adolescenziale. Roma, Bonanno

Schultheiss, D. E. P. (2003). A relational approach to career counseling: Theoretical integration and practical application. Journal of Counseling & Development, 81(3)

Super, D. E. (1957). The psychology of careers; an introduction to vocational development.

Stewart I., Van Joines V. (2000). Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani. Ed. Garzanti.

Turculeţ, A., & Tulbure, C. (2014). The relation between the emotional intelligence of parents and children. Procedia-Social and Behavioral Sciences, 142

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