Studenti senza zaino nel XXI secolo: possibile?!

La scuola Senza Zaino è una delle più grandi novità nel panorama scolastico italiano. La differenza non è solo nella presenza o meno dello zaino, come potrebbe far pensare il nome, ma anche e soprattutto in una metodologia didattica che prende le mosse dalla pedagogia montessoriana e da autori come Dewey e Freinet, dando corpo ad un modello pedagogico condiviso che ha colto tutte le opportunità offerte dal regolamento sull’autonomia (DPR. n. 275 del 1999 – art. 6 e 7). Questo progetto ideato nel 2002 da Marco Orsi, Dirigente Scolastico di Lucca, che ne è il Responsabile Nazionale, si è fatto strada nella scuola pubblica coinvolgendo, ad oggi più di 200 scuole in tutta Italia.

Perché senza zaino?

In tutto il mondo gli studenti utilizzano lo zaino per portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale. La cosa per la verità è un po’ strana! A nessuno di noi succede di portarsi tutto il materiale del lavoro da casa poiché è normale che ognuno nel suo ufficio abbia la sua scrivania con il suo computer, le sue penne, i faldoni di cui ha bisogno e altre piccole cose che ci fanno sentire accolti quando arriviamo in ufficio.Perché gli studenti, invece, devono portare uno zaino con tutto l’occorrente come se fossero ospiti di solo passaggio? Il peso dello zaino è fatto perlopiù di libri e quaderni come se fossero gli unici strumenti necessari per apprendere e, in effetti, nella nostra scuola è così perché si predilige la lezione frontale, il nozionismo, la prestazione piuttosto che un percorso di attività ed esperienze. Togliere lo zaino è pertanto un gesto reale: gli studenti nelle Scuole Senza Zaino sono dotati di una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule e le scuole sono arredate con mobili e materiali didattici avanzati. E’ anche un gesto simbolico in quanto si realizzano pratiche e metodologie innovative in relazione a tre valori: Responsabilità, Comunità ed Ospitalità.

I tre valori della scuola Senza Zaino:

  • Ospitalità; la scuola Senza Zaino pone un’enfasi del tutto nuova sull’organizzazione dell’ambiente formativo ricompreso nella sua interezza, partendo dal presupposto che si apprende più dall’ambiente, ossia dal contesto inteso anche come comunità, che dal singolo insegnante (Dewey, 1953).L’ambiente è visto come un sistema complesso fatto di una struttura materiale e di una immateriale. La connessione tra le due parti, da cui scaturiscono le attività e le pratiche, è oggetto di ricerca e di continua progettazione. Orsi definisce questa attenzione all’ambiente formativo Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach – GCA) (Orsi, 2006). L’aula tradizionale è organizzata di solito con l’impiego di banchi disposti in file allineate e la presenza della cattedra, dietro la quale il docente propone un insegnamento frontale e trasmissivo; la lavagna di fianco alla cattedra, due armadi fissati alle pareti del locale per contenere qualche oggetto e qualche libro. Lo spazio, costituito da una sola grande area di lavoro, favorisce un’attività standardizzata e le singole discipline vengono insegnate senza una continuità e connessione.

In un’ottica di rinnovamento occorre dar valore all’ospitalità innanzitutto ripensando all’organizzazione degli ambienti che devono essere pensati e realizzati in modo da essere accoglienti, ben organizzati, ordinati, gradevoli, ricchi di materiali, curanti anche esteticamente, a partire dalle aule fino a riguardare l’intero edificio.  (Orsi, 2006)Tuttavia il valore dell’ospitalità ha anche un’altra accezione: è accoglienza delle diversità di culture, genere, lingue, interessi, intelligenze, competenze, abilità e disabilità: si tratta di ospitare l’essere umani nella sua interezza.L’ospitalità impegna a realizzare un insegnamento differenziato, che suggerisce una molteplicità di pratiche di gestione personalizzata della classe e che consideri la varietà delle intelligenze e degli stili cognitivi, realizzando una vera scuola inclusiva. (Gardner, 1987)

  • Responsabilità; il valore della responsabilità richiama la libera adesione dell’allievo, nella convinzione che una crescita armonica e un’adeguata maturazione abbiano luogo nella misura in cui la persona è in grado di cogliere il significato di ciò che è proposto e per cui sono mobilitate le sue risorse interiori (cognitive, emotive, affettive) ed è richiesta la sua motivazione. «Maestra aiutami a far da solo» è lo slogan delle scuole montessoriane. Nella pratica scolastica, sono gli strumenti didattici che possono favorire la conquista dell’autonomia e il rinforzo del senso di responsabilità. Normalmente la scuola tradizionale ne è sprovvista, essendo dotata quasi esclusivamente dei libri di testo.

Nelle aule delle Scuole senza Zaino possiamo invece trovare, ad esempio, una segnaletica per rispettare il silenzio o per definire il momento di lavoro senza l’aiuto del docente; un pannello dove sono indicate le responsabilità a cui ciascuno deve far fronte; gli schedari auto-correttivi che consentono di esercitarsi e di avanzare, il timetable che informa sulle attività, i materiali per i vari laboratori, la scheda di registrazione delle attività personali, i libri e le enciclopedie, i software didattici, la LIM e il computer. La responsabilità è connessa anche alla scelta delle attività (l’allievo può decidere cosa fare nella giornata, nella settimana, registrando il tutto su un’apposita card, con la regola che poi è necessario esplorare tutte le opportunità disponibili) e nelle attività (ovvero l’alunno può scegliere modi, tempi e spazi per svolgere un lavoro).

  • Comunità; Si ritorna al fatto che, gli spazi dell’aula e della scuola sono concepiti  per valorizzare la comunità intesa anche come luogo di incontro e di lavoro dei docenti e degli allievi. Lo spazio-aula è strutturato in aree e prevede un luogo di incontro per gli allievi, denominato agorà o forum, particolarmente significativo per la comunità-classe perché in esso si tengono diverse attività quali la lettura personale e la spiegazione dell’avanzamento disciplinare; l’ascolto e la discussione guidata; l’assunzione di decisioni che riguardano la vita della comunità e lo scambio e il confronto tra gli allievi e degli allievi con il docente.Il concetto di Comunità si fonda sull’evidenza che l’apprendimento è un fenomeno sociale e avviene dentro relazioni significative. La cura della qualità di queste relazioni aiuta i comportamenti pro-sociali e collaborativi, che alimentano la condivisione e la negoziazione di significati.

Il valore Comunità si esprime anche nella stanza dei docenti, che Senza Zaino cura con particolare attenzione per aiutare la costituzione di una comunità professionale. Ogni comunità scolastica costruisce e redige il proprio planning: un documento progettuale collegato al PTOF dell’Istituto che elenca e descrive nel dettaglio le attività, le caratteristiche e gli eventi specifici della singola scuola e che permette ai docenti, agli alunni e ai genitori di visualizzare gli impegni condivisi per l’anno scolastico. È uno strumento per creare scuole-comunità, aiutando a superare la chiusura della classe/sezione e le formulazioni generali e spesso astratte del Piano dell’Offerta Formativa. (Orsi, 2006)

La scuola Senza Zaino sarà la scuola del futuro?

L’approccio della Scuola senza Zaino può essere considerato una rivoluzione pedagogica e didattica che ha come vantaggio quello di mettere al centro il bambino, la sua indipendenza e la sua autonomia, e lo aiuta a sviluppare la sua creatività, attraverso il problem solving, e la sua responsabilità nello studio come nella vita ( Orsi, 2017). Inoltre, dà più spazio ai sensi e al corpo, diversifica l’insegnamento in base alle intelligenze, alle potenzialità e alle differenze, utilizza diversi strumenti didattici che stimolano vari metodi di insegnamento, pone maggiore attenzione agli spazi per rendere più autonomi gli alunni, favorisce la partecipazione dei genitori, utilizza una valutazione non basata sui voti ma sull’incoraggiamento e favorisce la condivisione grazie al lavoro di gruppo.

 

Dott.ssa Barbara Bianchessi

Info

 

 

 

 

Bibliografia

Orsi M. (2017), Dire bravo non serve. Un nuovo approccio alla scuola e ai compiti, Mondadori

Orsi M. (2006), A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una didattica innovativa, Erickson

Orsi M. (2015), L’ora di lezione non basta. La visione e le pratiche dell’ideatore delle scuole Senza Zaino, Maggioli

Menesini E., Pinto G., Nocentini A.(2014), Apprendimento e competenza sociale a scuola. Un approccio psicologico alla valutazione e alla sperimentazione, Carocci editore

Dewey J. (1953), Democrazia e educazione, La Nuova Italia

Gardner H. (1987), Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli

Freinet C. (2002), La scuola del fare, Edizioni Junior

Montessori M. (1999), La scoperta del bambino, Garzanti

DPR 8 marzo 1999, n. 275: “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”

Sitografia:

https://www.scuolasenzazaino.org/wp-content/uploads/2018/09/elenco-scuole-sito-new-2.pdf

https://www.scuolasenzazaino.org

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